DSA sotto la lente dell’adozione

Il progetto “Adozione e scuola” continua.

Da qualche mese sto collaborando con un gruppo di genitori adottivi per diffondere nelle scuole le Linee d’Indirizzo per il benessere del minore adottato, con momenti di confronto istituzionale sulle esigenze dei nostri figli e sulle difficoltà scolastiche che affrontano quotidianamente. Tra queste, alcune sono riconosciute e certificate dalla legge 170/2010 come DSA, ovvero disturbi di apprendimento.

Uno degli aspetti forti che ho riscontrato, parlando con esperti di adozione e genitori, è la condizione adottiva legata ai DSA.

Adozione e DSA sono legate o disgiunte?

Ho rivolto alcune domande al Dott.Lo Presti, psicologo esperto in materia per comprendere meglio cosa s’intende per disturbi di apprendimento.

DSA è l’acronimo di Disturbo Specifico di Apprendimento, in cui troviamo la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Le principali peculiarità dei DSA che si manifestano solo in funzionamenti intellettivi dalla norma in su, e sono su base neurobiologica.

Come si legano i DSA alla condizione adottiva?

In nessun modo, essendo appunto i DSA su base biologica, ovvero si nasce con Dislessia, con un altra probabilità di trasmissione diretta su base familiare.

Le cause dei DSA sono legate solo a fattori biologici o anche ambientali?

Solo ed esclusivamente su fattori biologici. Si nasce DSA, come avere gli occhi chiari oppure i capelli castani. Aggiungo che disturbo e difficoltà sono differenti in quanto il primo è permanente su base biologica, mentre le difficoltà sono transitorie su base ambientale.

Quali sono i campanelli d’allarme? 

Lettura lenta per la dislessia, un esagerato numero di errori per la disortografia, una grafia illeggibile per la disortografia e difficoltà con calcoli, senso del numero e procedure numeriche nella Discalculia.

Che consiglio darebbe ai genitori? E ai docenti?

Ad entrambi di percorrere la strada della personalizzazione didattica. E’ questa l’arma vincente.

3 riflessioni 

Pensando alla base neurobiologica, indicata come causa dei disturbi specifici di apprendimento, ci sono alcune considerazioni su cui mi sono soffermata, anche a seguito del confronto con un’esperta di adozione.

  1. I genitori adottivi molto spesso non hanno informazioni biologiche sui genitori di nascita dei propri figli, quindi non è possibile avere certezze genetiche a supporto della valutazione DSA.
  2. Le caratteristiche neurobiologiche ci spingono a pensare alle ragioni dell’abbandono, quindi alla complessità delle situazioni da cui è scaturito.
  3. I bambini adottati hanno vissuto momenti di forte disagio e si portano dentro grandi fragilità, anche legate a fattori ambientali. Queste situazioni critiche non hanno permesso loro di ricevere quelle cure e quelle attenzioni in grado di aiutarli e sostenerli nelle difficoltà della crescita

Considerazione finale

Al primo posto: il benessere del bambino.  Nelle classi  sono sempre più presenti alunni con situazioni particolari, come Dsa , disabilità (certificate dalla Legge 104), BES ( bisogni educativi speciali) e storie personali tutte diverse. A fronte di questa realtà, laddove ci sono storie di adozione, le Linee d’Indirizzo mettono a disposizione chiavi di lettura e strumenti utili per una didattica inclusiva, attenta ai bisogni di tutti gli studenti. Quindi, è fondamentale l’impegno della scuola, nelle figure del dirigente scolastico e degli insegnanti, per un’applicazione puntuale, così come previsto dalla legge 107/2015 sulla Buona Scuola.

Pensando ai figli, adottivi, non possiamo tralasciare il carico emotivo importante e delicato che portano, che li accompagnerà sempre. Quando a questo bagaglio si aggiungono difficoltà ( o disturbi), per esempio scolastiche o relazionali, la complessità aumenta e per loro risulta più dura da affrontare. Ecco perché credo sia sempre meglio avere una visione ampia della situazione e non solo dei singoli aspetti che la modellano, oltre che una grande sensibilità all’accoglienza e all’ascolto.

Ringrazio il dott. Lo Presti per il suo contributo e invito genitori, figli adottivi e professionisti del settore a commentare questo articolo, condividendo la propria opinione o esperienza con tutti noi.

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Inizia l’asilo!

E’ alto meno di un metro, ha un sorriso raggiante, lo sguardo sempre determinato. Eccolo, il nostro ometto inzia l’asilo.

Cresce, passo dopo passo diventerà un uomo. E la sua lady Mariam, come mi chiama lui quando gioca a far finta di essere Robin Hood, ci sarà sempre.

La nuova avventura

I cuccioli che cominciano la scuola materna cominciano gradualmente a muovere i primi passi lontani da mamma e papà. Così come le mamme che li accompagnano, che altrettanto lentamente cercano di abituarsi a lasciarli andare. Un’emozione forte per chi è alla sua prima volta, più soft per chi ha vissuto l’ingresso all’asilo nido.

“Mamma, sei pronta?” mi ha chiesto stamattina la maestra, accogliendomi per il colloquio.

“Eh, insomma. Ci sto lavorando” ho risposto io. Sì, perché è la prima volta che affido mio figlio a persone che non conosco.

Ricordo, che quando sono rientrata a lavoro, dopo il periodo di maternità, mi sentivo abbastanza tranquilla. Mio figlio era con la mia mamma. Sua nonna si sarebbe occupato di lui al meglio. Nonostante questa certezza, nelle prime settimane le mandavo almeno un paio di messaggi ogni ora per sapere come stava e le chiedevo vari aggiornamenti fotografici durante il giorno. Poi, un anno fa ho deciso di cambiar vita. I ritmi e gli orari del mio lavoro mi avrebbero concesso troppo poco tempo per stare con lui. Ho scelto diversamente. Così, l’ultimo anno lo abbiamo trascorso sempre insieme, o quasi. Siamo andati in ludoteca, al parco giochi, abbiamo fatto passeggiate, abbiamo disegnato, giocato e inventato storie.

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Ieri ho realizzato che le nostre mattine cambieranno. Ritmi e rituali diversi, tempi ristretti. Lo accompagnerò all’asilo e lui vivrà le sue belle avventure tra giochi, canti e tante belle attività. Ed io, salutandolo ancora una volta, mi volterò e andrò via chiedendomi se starà bene. Poi, mi dedicherò al mio nuovo progetto da freelance per tutta la mattina e nelle prime ore del pomeriggio. Infine, lo andrò a prendere all’uscita e ritrovarsi sarà ancora più bello.

Mio figlio è socievole, gli piace giocare con gli altri bambini e dice di essere contento di andare alla scuola materna. Chiede chi lo proteggerà e poi con gli occhi pieni di luce, aggiunge sempre: “Mamma la maestra si chiama come te e come la maestra della ludoteca”. Un nome…una garanzia!

Adozione a scuola

Abbiamo scelto questo asilo perché le maestre hanno esperienza di adozione. Abbiamo sin da subito respirato un’atmosfera calda e accogliente.

Questa mattina abbiamo avuto il colloquio con la maestra. Abbiamo richiesto noi l’incontro per raccontarle la storia adottiva di nostra figlio, per parlarle della sua vivacità, delle sue prime domande e delle tessere di puzzle che aggiungeremo strada facendo.

Quest’accoglienza mi è piaciuta molto. E’ stato un momento di grande ascolto da parte dell’insegnante. Era interessata, ci ha rivolto delle domande per cominciare a conoscere nostro figlio e noi genitori nel nostro rapporto con lui, nelle dinamiche quotidiane.

Piacerà anche al nostro ometto, ne sono certa. Mi sento più serena perché ho sentito a pelle di poterglielo affidare, sapendo che potrà esserci sempre un dialogo e una reciproca collaborazione.

Ci ha parlato dell’alchimia che scatta tra i bambini, che si scelgono tra di loro, nei loro giochi. Ci ha rassicurato sulla naturalezza dei bimbi nel riconoscersi simili e diversi allo stesso tempo. learn-586409_640

L’ingresso alla scuola materna lo sento come un ingresso ufficiale nel mondo. Un ambiente, che se pur protetto, non è casa. Un posto nuovo dove il nostro bambino dovrà prendere le misure, imparando a condividere i giochi e gli spazi con altre persone, affrontando un cambiamento che lo farà maturare. Vivere il gruppo, la comunità sarà un’esperienza di grande ricchezza.

Pensando al tema “Adozione e scuola”, mi soffermo sulle Linee Guida per l’inserimento scolastico dei minori adottati, un documento di grande valore che si rivolge principalmente alla scuola primaria e secondaria. Eppure, conoscere l’adozione e saperla leggere e riconoscere nelle sue peculiarità è fondamentale sin dall’asilo. Accogliere ogni bambino con la propria storia è il primo passo per sostenerlo nella sua crescita emotiva.

Crescere è una bella avventura. Assistere al miracolo della vita, che giorno dopo giorno lascia un’impronta sempre più grande su questa Terra è meraviglioso.

“E’ bellissimo vederlo giocare con gli altri bambini. – dicevo ieri alla mia amica – Lo osserverei per ore”.

Ecco la proposta per il mio inserimento di mamma un po’ apprensiva e tanto innamorata.

“Maestra, lasciatemi qui con voi per incantarmi, guardandolo giocare”.

Scuola e adozione. In attesa dei finanziamenti del Miur per la formazione degli insegnanti

Durante l’anno scolastico mi sono impegnata nel progetto scuola con l’obiettivo di contribuire alla diffusione delle Linee d’Indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati. Ne ho parlato con diversi insegnanti: alcuni di loro non ne avevano mai sentito parlare, altri le conoscevano poco. Una piccola parte ha esperienza di adozione e ha dato disponibilità per la nomina di “referenti” per l’accoglienza degli alunni adottati e per il supporto nella didattica, nelle classi in cui vengono inseriti.

La sensibilità al benessere dei bambini nel contesto scolastico è palpabile, ma non basta. Occorre riconoscere le specificità di tutti gli studenti, qui
ndi le differenze che ciascuno porta con la propria storia,con i propri punti di forza, con le proprie peculiarità. Tra queste, l’esperienza dell’adozione che dura tutta la vita.

Molte sono le realtà associative italiane che stanno contribuendo alla promozione della cultura adottiva, come anche gli Enti autorizzati. Vengono organizzati seminari e convegni in molte regioni, rivolgendosi a docenti, dirigenti scolastici, famiglie ed operatori del sociale. Uno dei temi affrontati riguarda la “scuola accogliente”.

Ho posto questa domanda a Monya Ferritti, presidente del CARE (Coordinamento delle Associazioni familiari Adottive e Affidatarie in Rete), che si è resa disponibile a rispondere ad alcuni miei interrogativi.

Cosa si può fare per una diffusione capillare delle Linee d’Indirizzo e una formazione efficace sugli insegnanti della scuola italiana?

Occorre che il Ministero dell’Istruzione riconosca i finanziamenti per la formazione degli insegnanti. C’è un tavolo di discussione aperto che ci auguriamo porti delle novità in merito. Le Linee Guida sono state inserite nella legge della ‘Buona Scuola’ e quindi sono inderogabili. Devono essere applicate. – e ha aggiunto – E’positivo che altri soggetti, Associazioni ed Enti autorizzati, stiano contribuendo all’erogazione di questa formazione, ma occorre che il MIUR se ne occupi, insieme agli Uffici Scolastici Regionali. Questi ultimi hanno dei compiti ben definiti, tra cui quello di nominare il referente adozione nelle scuole e di monitorare in ogni istituto scolastico l’applicazione delle linee guida. Guardando al futuro, sono certa che tra 10 anni saranno diffuse in modo capillare”.

Un esempio positivo arriva dalla regione Lazio, dove l’Ufficio Scolastico Regionale ha attuato un processo di monitoraggio di applicazione delle Linee nelle scuole del territorio. Anche l’Emilia Romagna sta facendo la sua parte, destinando ai nuovi insegnanti alcune ore formative sull’adozione.

Che ruolo hanno le famiglie nel contesto “scuola-adozione”?

“E’ fondamentale che le famiglie conoscano le Linee Guida e che stabiliscano un dialogo con gli insegnanti della scuola dove inseriscono il proprio figlio. – ha commentato Monya Ferritti – Noi abbiamo richiesto agli Autorizzati e ai Servizi Sociali di parlarne nella formazione che erogano ai futuri genitori. Lo Sportello Scuola del CARE riceveva molte segnalazioni dalle famiglie, per problematiche sull’inserimento scolastico, per le criticità sui passaggi di scuola e molto altro. Ogni caso è stato affrontato e risolto singolarmente, anche con la collaborazione del Miur. Ora, con le Linee d’Indirizzo è stata fatta chiarezza sulle modalità con cui procedere e le famiglie sono più forti e rassicurate. Ora, hanno gli strumenti per tutelare il benessere dei propri figli a scuola.”

Perché parlare di Linee Guida nella scuola secondaria?

L’adozione è una condizione esistenziale e nell’adolescenza gli interrogativi sulle proprie origini bussano incessantemente in cerca di risposte. Questa fase della vita coincide con la scuola superiore che i nostri figli adottivi frequentano. Spesso il loro andamento scolastico subisce degli scossoni e secondo le statistiche si riscontra che alcuni di loro si fermino negli studi. Si parla di dispersione scolastica.

Monya Ferritti ha risposto: “Secondo le statistiche, la percentuale degli alunni adottati che abbandonano il loro percorso scolastico è pari a quella degli alunni provenienti da famiglie biologiche. E’ il contesto che cambia: i primi provengono spesso da famiglie di livello scolastico medio-alto, al contrario dei secondi, che secondo le indagini statistiche, arrivano da un livello scolastico più basso. Rispetto alle analisi sulla dispersione scolastica e sulla relazione con la condizione adottiva, occorre considerare la crisi adolescenziale, già comunemente critica. I figli adottivi si ritrovano in questa fase evolutiva davanti all’interrogativo ‘chi sono io davvero? ’. La crisi va riconosciuta nella sua specificità ed è molto importante che gli insegnanti vengano formati per riconoscerle e supportarle dal punto di vista psico-pedagogico”.

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Spero che presto il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca) scelga d’investire nella formazione di tutti gli insegnanti sull’adozione. Sarebbe un enorme passo in avanti.

Possiamo essere tutti attori. Invito tutte le famiglie adottive a scaricare e leggere le Linee d’Indirizzo e ad attivarsi con il passaparola con amici e parenti che lavorano nel mondo della scuola. Ognuno di noi può dare il suo contributo.

Le nuove generazioni sono il futuro, il benessere di tutti i nostri figli è una priorità assoluta.