Noi tre, una stella e la nostra piccola lanterna

Ieri abbiamo festeggiato San Martino.

Genitori e figli con le maestre della scuola materna, insieme per un momento di grande suggestione.

Abbiamo atteso il tramonto del sole, laggiù oltre le montagne, mentre nel cielo diveniva sempre più intenso il bagliore di una bellissima stella. In mezzo alla natura, tra alberi e distese di prati, ci siamo radunati con tante piccole lanterne per una passeggiata nel buio della sera, illuminati dai piccoli lumicini.

Per noi è stata la prima volta, molto emozionante. Un momento magico in un giorno per noi molto speciale. Tutti e tre mano nella mano e la luce di una lanterna, che insieme a tutte le altre segnava il cammino. Nostro figlio era attento, concentrato e assorto in quell’atmosfera così delicata e intanto guardava quella stella, quell’unica che brillava e ci guardava da lassù.

Ho vissuto un momento di commozione pensando alla mamma di nascita di mio figlio.

Confesso qualche lacrima a segnarmi il viso durante il cammino. In una mano la lanterna, nell’altra la mano di mio figlio, strette strette. Intanto, volgendo lo sguardo a quella stella è stato impossibile frenarla. Un nodo in gola e un pensiero avvolgente come una carezza a chi ha donato la vita a nostro figlio.

A volte mi capita di pensare a quali possono essere i suoi pensieri sul bambino che ha messo al mondo. Mi chiedo come riesca a portare con sé i ricordi di quello strappo, di quella scelta. Mi chiedo cosa può averle riservato il futuro e confido nella luce di quella stella, che possa illuminare anche la sua strada. Mi piace credere che una folata di vento le possa sussurrare che quel figlio, nostro figlio, si trova in un porto sicuro dove cresce felice, amato e coccolato.

Nell’aria risuonava l’eco delle canzoni cantate tutti insieme. Parole semplici, liberate nell’aria. Vibrazioni nel silenzio della sera. Bambini lungo la via, silenziosi e attenti, tutti portatori di luce, ognuno con il proprio lumicino.

Essere mamma adottiva significa vivere anche queste emozioni.

Le stelle hanno un potere forte, così come la luna, mettono a nudo i sentimenti. Ieri sera il silenzio e la luce di quelle lanterne sono stati complici. Noi tre ci siamo sentiti coccolati e così la festa di San Martino per noi è stata un bellissimo regalo.

 

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A te, ovunque tu sia

Abbiamo scelto, così le nostre vite si sono unite. Tu hai scelto di far crescere e nascere il bambino che portavi in grembo, io di diventare mamma adottiva.

Ti penso, ogni tanto. Talvolta, ancora, ti cerco negli occhi delle donne che incrocio per la strada.
Mi chiedo se pensi al piccolo a cui hai dato la vita e se hai voluto e potuto vederlo alla nascita. Dopo averlo sentito muovere nel tuo ventre, dopo averlo sentito piangere appena nato, come sei sopravvissuta a quello strappo? Mentre lo scrivo, ho un nodo in gola.

Quella separazione ha donato a me la gioia di diventare mamma, ma senza di te non ci sarebbe lui. Tutto è iniziato con l’abbraccio di due vite, con il concepimento, con la sua vita legata a te dal cordone ombelicale e la venuta al mondo.

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Il tempo scorre, il cucciolo d’uomo cresce

Ha un carattere forte, determinato. Sa quello che vuole. E’ vivace e sorride sempre. E’ infinitamente dolce e la sua allegria colpisce il cuore di chiunque lo incontri.

Ieri eravamo al supermercato, vicino ad una giostra a forma di trattore che aveva puntato appena arrivati. Saltellava felice, imitando a gran voce il rombo del motore. Fino a quando ha visto entrare un signore seduto sulla sedia a rotelle, spinto da una signora. Entrambe con il viso cupo, con gli occhi stanchi e lo sguardo triste. Li ha visti ed è esploso dicendo: “Ciao!”. Il suo sguardo era lucente, come sempre del resto. Uno splendido sorriso sulla bocca e una gioia grande negli occhi. Quella coppia ha risposto al saluto e i loro visi si sono colorati di un’espressione felice. Riserva molta attenzione alle persone che lo circondano e con i suoi gesti semplici e teneri, rivela il suo animo sensibile.

E’ molto fisico, ha bisogno del contatto in ogni momento. In braccio a noi e ai nonni è lui quello che fa le coccole, toccando e annodando i capelli intorno alle sue dita. Il legame è forte, indistruttibile.

E’ un bambino con una grande forza, con una carica emotiva e un’intelligenza che lascia a bocca aperta. A volte anche con il fiato sospeso, perché le sue monellerie di bimbo impavido sono a volte senza freno. E’ senza paura.

Ama giocare con gli altri bambini, li cerca. Anche quando si contendono lo stesso gioco, hanno la grande capacità di tornare a correre insieme subito dopo.

Quando chiede la sua storia

Ci sei anche tu. Chiede come ti chiami e quando diciamo che non lo sappiamo, insiste nel voler darti il nome. Ti chiamiamo, mamma di nascita. Non potrò mai descriverti, ma guardandosi allo specchio vedrà sempre i doni che gli hai lasciato.

Ascolta quello che gli raccontiamo e ragiona con la sua testolina riccioluta. Fa domande. E’ curioso, non gli sfugge nulla. La sua risolutezza e la sua caparbietà credo renderanno il cammino più movimentato. Forse, ci saranno risposte di cui non si accontenterà, radici annodate che vorrà sciogliere. Comunque, noi ci saremo.

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Un anno fa ho scelto di cambiare lavoro, di guardare la nostra vita da un altro punto di vista. Ho scelto di vivere il nostro tempo, lontana dai ritmi serrati di un impiego, in ufficio  e a tempo pieno, dallo stress quotidiano di chi è pendolare. Ho scelto di esserci nella sua vita per prendermi cura di lui, crescendo e camminando insieme. Anche inciampando nelle giornate più difficili.

Non sarà mai solo. E tu lo sapevi quando hai scelto quel porto sicuro.

Adora correre, libero. E noi corriamo con lui, felici.

Quando arrivano le domande sull’adozione

Sei tu la mia mamma di nascita?” ha chiesto mio figlio mentre gli raccontavo la storia della cicogna. Questa domanda ogni tanto ritorna.

“No, amore. Non sono io. Tu hai dormito per nove mesi nella pancia della mamma che ti ha fatto nascere. Noi ci siamo incontrati dopo, quando il saggio gufo ha scelto me e papà per essere per sempre una famiglia, per amarci e diventare grandi insieme” ho risposto.

Mamma mi proteggi?” ha aggiunto. “Certo, per sempre! ” ho detto prendendogli le manine.

Quando gli racconto la nostra storia e gli dico che nel giorno della sua nascita ha fatto “Cucù”, lui ride sempre. Gli occhi splendono, il viso si colora di una gioia infinita.

L’espressione cambia quando gli parlo della sua mamma di nascita, comprende e memorizza ogni parola. Non solo il significato, ma la tonalità. Lo sguardo diventa quello di un piccolo adulto che capisce e s’interroga. A volte, senza dire nulla. Invece, ogni tanto mi ferma con qualche domanda o con qualche sua considerazione ragionata, che mi lascia ogni volta a bocca aperta.

Mamma cosa stavi facendo quando io sono nato?“.

“Eri il mio sogno dentro al cuore. Ti aspettavo! Chiudevo gli occhi e sentivo la risata di un bambino. Proprio come la tua. Ascolta…”, così ho fatto partire un video, il primo che mi è venuto in mente e che riproduce quella risata ( la sua quando era piccolino era molto simile).

(Ora, non ridete. Fate partire il video e chiudete gli occhi.)

Direte, lo immaginavi piccolo e biondiccio? No, sentivo solo quella risata. All’inizio del nostro percorso adottivo lo immaginavo anche così piccolo, poi piano piano il “bambino immaginario” è cresciuto. Il mio non ha mai preso sembianze visive, rideva sempre.

La storia della cicogna è al primo posto della top five di questa settimana.

Abbiamo aggiunto qualche pezzetto in più nella sua storia, le sue origini. Ha ascoltato senza dire nulla. Io mi sento più leggera, perché ci sono tessere davvero importanti, fondamentali per continuare a costruire solide fondamenta. Una sola frase che ha aggiunto colore a tutta la favola, se così possiamo definirla. I nostri personaggi sono un po’ reali e un po’ di fantasia. Un mix che ci piace.

Ammetto che nella storia della cicogna manca ancora un elemento basilare, la figura del papà di nascita. Mio marito ed io ci siamo promessi di aggiungerla quanto prima.

Raccontando, quando arriviamo al punto che narra il nostro arrivo a casa, tutti e tre insieme, ogni volta mio figlio fa una domanda.

Mamma, la nostra storia finisce?

“No, amore. La nostra storia non finisce mai. Dura per sempre”. E il suo viso si colora di nuovo di una gioia infinita.

Le domande a volte si ripetono, o ne arrivano di nuove. Credo siano molto importanti le parole che si usano nelle risposte e a volte quando credo di averne usate di poco chiare, riprendo l’argomento dopo qualche ora. Comunque, sono certa che farsi trovare pronti ad ascoltare sia importante.

Prendersi cura del dialogo e ascoltare con attenzione sono grandi risorse per la famiglia.

Ci sono domande e risposte sull’adozione che nella tua esperienza di genitore o figlio adottivo ti sono rimaste impresse? Condividi con noi nei commenti.