Storie di adozione: il racconto di mamma Viky

Dopo un cammino di preparazione all’incontro con nostro figlio, arriva il momento in cui si diventa mamma e papà. Ci si confronta a cuore aperto con i propri limiti e le proprie risorse e nel frattempo sotto pelle, tra una cellula e l’altra, l’amore comincia a scorrere a fiumi. La fase di conoscenza e di adattamento reciproco si abbandona tra le braccia del tempo, quello che scandisce tutto e che giorno per giorno ti sussurra che il cammino adottivo dura per sempre.
Conoscere mamme e papà adottivi e avere l’opportunità di raccogliere la loro testimonianza per me è sempre un gran dono. Ogni storia di adozione racchiude energie, emozioni, ansie e paure.

Il racconto di Viky

“La prima volta che ho incontrato mio figlio ci trovavamo nell’ufficio della direttrice della struttura che lo ospitava. Credevo di morire per l’ansia e l’impazienza. <<Ho già mandato qualcuno a prendere vostro figlio>> ci disse e in quel preciso istante ho avuto le doglie, ero in travaglio, avrei partorito mio figlio da lì a poco. Non ricordo il volto della persona che entrò nella stanza, perché guardavo solo quel visetto bellissimo, sembrava un angelo. Aveva gli occhietti semichiusi, stava dormendo, ci dissero. Non ricordo nemmeno come, ma mi ritrovai seduta con mio figlio in braccio, e il suo viso sul mio. Ricordo un piccolo sorriso, lo ricordo benissimo e il profumo di borotalco sulle manine, sulla testolina… Occhi negli occhi e  tutta la dolcezza, l’emozione, l’ansia di una madre che abbraccia il suo bambino dopo averlo atteso per anni. Piangevo così tanto che la signora direttrice mi passò dei fazzoletti, e mi disse che era un bimbo sano, bello, tranquillo e che bisognava che smettessi di piangere, altrimenti avrei bagnato la tutina e non ne avevano altre, e bisognava andare a comprare l’occorrente per lui, ed era quasi ora della pappa”.

Il giorno in cui ci si adotta diventa una ricorrenza per tutta la famiglia

Era estate quando abbracciai mio figlio per la prima volta. E ogni anno, per ricordare quel momento, festeggiamo un altro compleanno, un’altra festa per lui e per noi. Abbiamo la fortuna di avere il mare sotto casa, quindi una bella cena sulla spiaggia in compagnia dei parenti e amici più stretti, e il festeggiato che ormai ha quasi 17 anni, termina la serata con un bagno notturno insieme ai cugini! Poi, abbiamo una scatola dei ricordi in cui ho conservato il suo ciuccio, quello che aveva quando era in istituto, il suo primo biberon, una ciocca di capelli che ho preso durante la sua prima visita dal barbiere, il primo dentino caduto, le prime bavette e tutine, i disegnini dell’asilo, i lavoretti…ho conservato ogni cosa che simboleggiava la sua crescita, mese dopo mese, anno dopo anno…migliaia di foto, migliaia di emozioni che non finiscono mai.

Dopo il primo incontro iniziò il periodo di affido preadottivo

Il periodo dell’affido preadottivo durò un anno, ma a me sembrò un secolo. Non dormivo al pensiero che avrebbero potuto portarmelo via, anche se la nostra assistente sociale mi tranquillizzava in tutti i modi, le sue relazioni erano sempre positive, mio figlio cresceva sano, bello, sereno e non avevo nulla da temere. Ricordo il giorno in cui ci arrivò la notifica dal Tribunale, ci comunicava che il periodo preadottivo era  terminato. Il mio bimbo era nel girello, cominciava a gironzolare per casa e non aveva nemmeno un anno…lo abbracciai forte, lo strinsi a me, finalmente certa che nessuno avrebbe potuto più portarmelo via”.

Viky si emoziona pensando a quei giorni.”Non c’è emozione più grande e intensa, la più bella della mia vita”. Sono passati molti anni da quel primo sguardo, ora suo figlio è un ragazzo che cresce, dedicandosi allo sport e alle amicizie.

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Perchè è importante diffondere la cultura adottiva

Viky dopo averci raccontato la sua storia, si è soffermata sulle molteplici sfumature del percorso adottivo, sottolineando il grande valore della condivisione.

“E’ una strada lunga e complessa, ci sono patemi d’animo, spesso anche illusioni, come è successo a noi quando ci chiamarono dal Tribunale un paio di volte per un’adozione poi destinata ad altri. Ci sono dei requisiti indispensabili per adottare un bambino, e costruire una nuova famiglia all’improvviso comporta comunque un attimo di sbandamento. – aggiunge – Il momento in cui una mamma e un papà abbracciano loro figlio è solo l’inizio di un cammino. Il percorso ha delle importanti componenti psicologiche per i genitori ma soprattutto per il bimbo. Ecco perché è fondamentale, direi quasi necessario, approfondire, informarsi, ed essere assolutamente determinati prima di iniziare le pratiche adottive. E’ solo l’informazione che aiuta a districarsi in questo meraviglioso e complesso mondo dell’adozione“.

Grazie Viky per averci donato la tua storia.

Perché secondo te è importante diffondere la cultura adottiva? Lascia il tuo commento e parliamone insieme.

 

 

 

 

 

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Noi tre, una stella e la nostra piccola lanterna

Ieri abbiamo festeggiato San Martino.

Genitori e figli con le maestre della scuola materna, insieme per un momento di grande suggestione.

Abbiamo atteso il tramonto del sole, laggiù oltre le montagne, mentre nel cielo diveniva sempre più intenso il bagliore di una bellissima stella. In mezzo alla natura, tra alberi e distese di prati, ci siamo radunati con tante piccole lanterne per una passeggiata nel buio della sera, illuminati dai piccoli lumicini.

Per noi è stata la prima volta, molto emozionante. Un momento magico in un giorno per noi molto speciale. Tutti e tre mano nella mano e la luce di una lanterna, che insieme a tutte le altre segnava il cammino. Nostro figlio era attento, concentrato e assorto in quell’atmosfera così delicata e intanto guardava quella stella, quell’unica che brillava e ci guardava da lassù.

Ho vissuto un momento di commozione pensando alla mamma di nascita di mio figlio.

Confesso qualche lacrima a segnarmi il viso durante il cammino. In una mano la lanterna, nell’altra la mano di mio figlio, strette strette. Intanto, volgendo lo sguardo a quella stella è stato impossibile frenarla. Un nodo in gola e un pensiero avvolgente come una carezza a chi ha donato la vita a nostro figlio.

A volte mi capita di pensare a quali possono essere i suoi pensieri sul bambino che ha messo al mondo. Mi chiedo come riesca a portare con sé i ricordi di quello strappo, di quella scelta. Mi chiedo cosa può averle riservato il futuro e confido nella luce di quella stella, che possa illuminare anche la sua strada. Mi piace credere che una folata di vento le possa sussurrare che quel figlio, nostro figlio, si trova in un porto sicuro dove cresce felice, amato e coccolato.

Nell’aria risuonava l’eco delle canzoni cantate tutti insieme. Parole semplici, liberate nell’aria. Vibrazioni nel silenzio della sera. Bambini lungo la via, silenziosi e attenti, tutti portatori di luce, ognuno con il proprio lumicino.

Essere mamma adottiva significa vivere anche queste emozioni.

Le stelle hanno un potere forte, così come la luna, mettono a nudo i sentimenti. Ieri sera il silenzio e la luce di quelle lanterne sono stati complici. Noi tre ci siamo sentiti coccolati e così la festa di San Martino per noi è stata un bellissimo regalo.

 

Inizia l’asilo!

E’ alto meno di un metro, ha un sorriso raggiante, lo sguardo sempre determinato. Eccolo, il nostro ometto inzia l’asilo.

Cresce, passo dopo passo diventerà un uomo. E la sua lady Mariam, come mi chiama lui quando gioca a far finta di essere Robin Hood, ci sarà sempre.

La nuova avventura

I cuccioli che cominciano la scuola materna cominciano gradualmente a muovere i primi passi lontani da mamma e papà. Così come le mamme che li accompagnano, che altrettanto lentamente cercano di abituarsi a lasciarli andare. Un’emozione forte per chi è alla sua prima volta, più soft per chi ha vissuto l’ingresso all’asilo nido.

“Mamma, sei pronta?” mi ha chiesto stamattina la maestra, accogliendomi per il colloquio.

“Eh, insomma. Ci sto lavorando” ho risposto io. Sì, perché è la prima volta che affido mio figlio a persone che non conosco.

Ricordo, che quando sono rientrata a lavoro, dopo il periodo di maternità, mi sentivo abbastanza tranquilla. Mio figlio era con la mia mamma. Sua nonna si sarebbe occupato di lui al meglio. Nonostante questa certezza, nelle prime settimane le mandavo almeno un paio di messaggi ogni ora per sapere come stava e le chiedevo vari aggiornamenti fotografici durante il giorno. Poi, un anno fa ho deciso di cambiar vita. I ritmi e gli orari del mio lavoro mi avrebbero concesso troppo poco tempo per stare con lui. Ho scelto diversamente. Così, l’ultimo anno lo abbiamo trascorso sempre insieme, o quasi. Siamo andati in ludoteca, al parco giochi, abbiamo fatto passeggiate, abbiamo disegnato, giocato e inventato storie.

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Ieri ho realizzato che le nostre mattine cambieranno. Ritmi e rituali diversi, tempi ristretti. Lo accompagnerò all’asilo e lui vivrà le sue belle avventure tra giochi, canti e tante belle attività. Ed io, salutandolo ancora una volta, mi volterò e andrò via chiedendomi se starà bene. Poi, mi dedicherò al mio nuovo progetto da freelance per tutta la mattina e nelle prime ore del pomeriggio. Infine, lo andrò a prendere all’uscita e ritrovarsi sarà ancora più bello.

Mio figlio è socievole, gli piace giocare con gli altri bambini e dice di essere contento di andare alla scuola materna. Chiede chi lo proteggerà e poi con gli occhi pieni di luce, aggiunge sempre: “Mamma la maestra si chiama come te e come la maestra della ludoteca”. Un nome…una garanzia!

Adozione a scuola

Abbiamo scelto questo asilo perché le maestre hanno esperienza di adozione. Abbiamo sin da subito respirato un’atmosfera calda e accogliente.

Questa mattina abbiamo avuto il colloquio con la maestra. Abbiamo richiesto noi l’incontro per raccontarle la storia adottiva di nostra figlio, per parlarle della sua vivacità, delle sue prime domande e delle tessere di puzzle che aggiungeremo strada facendo.

Quest’accoglienza mi è piaciuta molto. E’ stato un momento di grande ascolto da parte dell’insegnante. Era interessata, ci ha rivolto delle domande per cominciare a conoscere nostro figlio e noi genitori nel nostro rapporto con lui, nelle dinamiche quotidiane.

Piacerà anche al nostro ometto, ne sono certa. Mi sento più serena perché ho sentito a pelle di poterglielo affidare, sapendo che potrà esserci sempre un dialogo e una reciproca collaborazione.

Ci ha parlato dell’alchimia che scatta tra i bambini, che si scelgono tra di loro, nei loro giochi. Ci ha rassicurato sulla naturalezza dei bimbi nel riconoscersi simili e diversi allo stesso tempo. learn-586409_640

L’ingresso alla scuola materna lo sento come un ingresso ufficiale nel mondo. Un ambiente, che se pur protetto, non è casa. Un posto nuovo dove il nostro bambino dovrà prendere le misure, imparando a condividere i giochi e gli spazi con altre persone, affrontando un cambiamento che lo farà maturare. Vivere il gruppo, la comunità sarà un’esperienza di grande ricchezza.

Pensando al tema “Adozione e scuola”, mi soffermo sulle Linee Guida per l’inserimento scolastico dei minori adottati, un documento di grande valore che si rivolge principalmente alla scuola primaria e secondaria. Eppure, conoscere l’adozione e saperla leggere e riconoscere nelle sue peculiarità è fondamentale sin dall’asilo. Accogliere ogni bambino con la propria storia è il primo passo per sostenerlo nella sua crescita emotiva.

Crescere è una bella avventura. Assistere al miracolo della vita, che giorno dopo giorno lascia un’impronta sempre più grande su questa Terra è meraviglioso.

“E’ bellissimo vederlo giocare con gli altri bambini. – dicevo ieri alla mia amica – Lo osserverei per ore”.

Ecco la proposta per il mio inserimento di mamma un po’ apprensiva e tanto innamorata.

“Maestra, lasciatemi qui con voi per incantarmi, guardandolo giocare”.