Genitori si diventa: il nostro primo anno insieme

Abbiamo finito il nostro primo anno di scuola “per genitori adottivi” e siamo contenti di essere entrati a far parte della famiglia di Genitori si Diventa.

L’Associazione è formata da famiglie adottive volontarie che si prendono cura dell’adozione per amore dei propri figli, della propria famiglia e di tutte le altre che hanno scelto il percorso adottivo per diventare genitori.

L’associazione di famiglie adottive

Genitori si Diventa organizza “parliamone pre” , per le coppie in attesa o in avvicinamento all’adozione, che hanno l’occasione di condividere le proprie emozioni e di nutrire questa fase così delicata, in cui le future mamme e i futuri papà preparano il nido dove accoglieranno loro figlio. Poi, quando si diventa genitori il cammino continua e si ha l’opportunità di ritrovarsi e confrontarsi nei cosiddetti incontri “parliamone post”, durante i quali un operatore esperto guida il gruppo e fornisce loro il supporto per approfondire quelle tematiche, sollecitate dalle esperienze reali che si stanno vivendo con i propri figli. Non solo, ho trovato molto interessanti gli incontri tematici “parliamone con”, gratuiti e aperti a tutti, condotti da esperti dell’adozione che approfondiscono con cura argomenti della cultura adottiva, stimolando nuove riflessioni e portando diversi punti di vista.

Il gruppo “post” : una scuola “per genitori adottivi”.

Siamo due classi, a seconda dell’età dei nostri figli. Noi siamo nella prima classe, quella degli “under 10”. In questi mesi abbiamo conosciuto persone nuove, con cui abbiamo condiviso la nostra scelta adottiva, i sentimenti più profondi legati alla ferita dell’abbandono, che portano i nostri figli, quelli più positivi e teneri per i legami che si rafforzano giorno dopo giorno e quelli più stanchi nelle difficoltà quotidiane. Poi, la determinazione delle prime domande e la speranza che le risposte contengano gli ingredienti giusti, le riflessioni sulla “pancia” che riportano alle origini della nostra storia di aspiranti genitori e alla nascita dei nostri amati bambini. Molto e molto altro ancora è stato discusso, affrontato e approfondito con lo spirito di chi si sente libero di ascoltare perché sa di essere compreso, davvero. Anche quando il confronto è tra genitori che hanno accolto figli di età diversa.

Far parte di un gruppo: sentirsi liberi di esprimersi

Si arrivava all’incontro con il sorriso sul volto, felici di rivedersi con tutti i compagni dopo il mese trascorso ( gli incontri avevano cadenza mensile), si scambiavano quattro chiacchiere prima d’iniziare, poi ci si sedeva in cerchio e si respirava quell’attimo di silenzio prima di cominciare. Il primo esordiva con una riflessione e la carica emotiva prendeva vita. Unoteam-386673_640 scambio sincero e aperto di esperienze, di punti di vista, di sottolineature dello psicologo che conduceva le serate, di attimi di silenzio per soffermarci sui pensieri più immediati. A volte la commozione ha preso il sopravvento. Poi le risate, quelle non sono mancate.

Gli argomenti non si esaurivano mai  e anche se la stanchezza del venerdì sera ogni tanto si faceva sentire, si continuava fino a quando il “bidello” iniziava a tamburellare sulla porta perché si stava facendo tardi. Quindi, ci si affrettava ad uscire e ci si ritrovava fuori per le ultime parole, per qualche altra battuta e poi la buonanotte.

Non poteva mancare la festa di “fine anno scolastico”

Domenica scorsa si è tenuta la festa estiva della nostra sezione di Genitori si Diventa. Ci siamo ritrovati in una bella location, con tanto spazio dedicato ai nostri bambini e a tutti noi, che abbiamo passato un po’ di tempo insieme per una merenda diversa dal solito. Tanta energia nei sorrisi e negli occhi dei presenti. Tanto colore nel disegno dei nuovi progetti. 

E’ stato un pomeriggio di gioco per i più piccoli che rincorrevano la palla, il posto sull’altalena, lo scivolo, mentre i più grandi facevano squadra nelle partitelle di calcio e pallavolo. E i genitori, insieme, a salutarsi con quattro chiacchiere per poi rivedersi dopo l’estate, tra i banchi di scuola.

Che emozione il nostro primo anno di Genitori si Diventa: nuove amicizie, nuovi progetti e tanta voglia di crescere insieme.

Tutti promossi per il nuovo anno, l’esperienza continua!

 

 

 

 

 

Mamma adottiva, raccontaci

Ho conosciuto Elisabetta sul web e parlandole di questo blog le ho chiesto di raccontarci la sua storia di mamma adottiva. Ecco la nostra chiacchierata digitale.

Come ricordi il percorso adottivo e il viaggio che ti ha fatto incontrare i tuoi figli?

Il mio percorso adottivo è stato mediamente lungo. Abbiamo presentato domanda nel 2004 ed abbiamo concluso l’adozione nel 2009. I nostri figli, 2 fratelli maschi di 6 e 5 anni, vengono dal Brasile. Del periodo della fase pre adozione ho ricordi molto contrastanti, ricchi sia di momenti di grande speranza che di grandi angosce. Ho vissuto tutta l’indagine preadottiva come tutti credo; come un’invasione della mia privacy. Ricordo che temevo di non essere giudicata positivamente, avevo paura che potessero non darmi l’idoneità quindi è stata fonte di grande angoscia in me. Però ho lavorato con una equipe molto severa ma che mi ha anche fatto ragionare molto sui mie limiti e le mie risorse e, per quanto in quel momento l’abbia vissuta in maniera pesante, riguardandola adesso la sento come un percorso molto utile per me e mio marito come coppia e fondamentale per il futuro dei bambini che sarebbero entrati nel nostro nucleo familiare. Certo è che, se le equipe dei servizi adozioni riuscissero ad eliminare quel lato investigativo della valutazione di coppia che fa sentire inevitabilmente sotto esame, riuscirebbero a trasformare questo momento in un momento di crescita per le coppie e in questo modo avremmo raggiunto un obiettivo enorme.

Per quanto riguarda il viaggio, un turbinio apple-570965_640.jpg
di emozioni. Gioia, paura, emozione smarrimento in un tale movimento da dare la sensazione di totale instabilità.
Un momento fremevo dall’impazienza di incontrare i miei figli, dall’altra dubitavo e mi dicevo “ma cosa stai facendo, sei pazza, torna a casa” fino ad una totale assenza di sensazioni, come un gelo, che mi è sceso poco prima dell’incontro e che, devo ammettere, è durato un bel po’ di tempo. Spesso la
sera, quando finalmente eravamo riusciti a metterli a dormire, (i bambini brasiliani sono molto vivaci e festaioli per cui andare a dormire non è una cosa che piace) mi fermavo sulla porta a guardarli e, a seconda del momento, potevo sciogliermi per l’impeto d’amore che provavo nei loro confronti oppure sentirmi terrorizzata di fronte ad una situazione che sentivo travolgermi. Ho scoperto poi che tutto questo è normale ma viverlo nel momento non è stato facile.

Cosa significa diventare mamma di due bambini già grandicelli?

Grandicelli….sai, non ho mai reputato i miei figli grandicelli anzi,
mi sembravano piccolissimi. Sentivo di abbinamenti con bambini di 8-9 anni, ero preparata mentalmente a quella fascia di età quindi quando mi sono arrivati questi due piccoli uragani mi sono sembrati piccolissimi.  Oltretutto credo che, benché anagraficamente avessero 5 e 6 anni, dal punto di vista emotivo erano proprio piccolini.  Tuttora sono consapevole che quei 2 due anni passati in istituto siano stati 2 anni di “non crescita” emotiva per loro.

Una riflessione sull’adolescenza: quanto secondo te i momenti più critici sono legati “all’adolescenza” e quanto invece sono causati ” dall’adolescenza con vissuto adottivo”.

Adolescenza….aiuto! io ci sono in pieno visto che i miei figli hanno uno 14 e uno 13 anni. Sicuramente questa è una generazioni di adolescenti decisamente faticosa. Più svegli, più in movimento, più avanti ma anche più aggressivi e rabbiosi. Inoltre c’è una generalizzata carenza di rispetto verso le regole e le persone. A mio avviso sicuramente c’è uno “specifico adottivo” nell’adolescenza. In un periodo della vita dove inizi a costruire il sé, il fatto di avere alle spalle una nebulosa sulle proprie origini al posto di una certezza sicuramente rende tutto più faticoso. Un conto è costruire un palazzo su fondamenta sicure e profonde altro invece costruirlo su una piattaforma con pochi punti di riferimento. Poi però ci sono le storie ed i caratteri individuali che incidono moltissimo sugli individui. Vero è che i nostri ragazzi sono anche dotati di grande resili
enza e credo che questo li aiuti molto. In fondo loro sono già dei “sopravvissuti” e molti di loro sopravvivranno anche all’adolescenza! Mi chiedo però se sopravvivremo noi genitori. Spesso l’impatto con l’adolescenza è più destabilizzante per noi che per loro. Inoltre non tutto è riportabile al fatto che siano stati adottati, alcune tappe sono comuni a tutti gli adolescenti.  Certo che quando le risposte a situazioni sono particolarmente forti, mi viene da pensare a figli che diventano verbalmente o fisicamente aggressivi verso i genitori, è necessario intervenire e chiedere aiuto senza avere paura. Anzi, come ho già detto, io sarei per un sostegno post adottivo continuato dal momento dell’arrivo e protratto per lunghissimo tempo. Sostegno ai ragazzi ma soprattutto sostegno ai genitori. Comunque l’adolescenza è un periodo faticoso per tutte le parti coinvolte ma anche un periodo magico dove vedi il bruco che diventa farfalla e tu sai che hai contribuito a questa metamorfosi nel miglior modo possibile. Poi il risultato è un terno al lotto….come diceva un famoso titolo di un carinissimo  libro: “io speriamo che me la cavo”.

Un pensiero sul viaggio del ” ritorno alle origini” se i tuoi figli già ne parlano o
comunque se ci hai mai pensato.

È una tappa fondamentale del percorso adottivo, una cosa che, quando possibile, è necessario fare. Certo che questo va fatto nel rispetto dei tempi di entrambe le parti, figli e genitori. Deve nascere da un desiderio dei figli e noroad-163518_640n da una posizione mentale dei genitori; non ci devono essere forzature di nessun genere. Rispetto sia per chi desidera farlo ma anche per chi non ha nessun interesse a intraprenderlo. Nella mia famiglia se ne parla da sempre. Sia noi che i nostri figli desideriamo tornare in Brasile perché abbiamo tutti e quattro questa terra e questa gente meravigliosa nel cuore ed anche perché i miei figli hanno due fratelli che sono rimasti in Brasile e che desiderano incontrare nuovamente, ma dei quali attualmente non abbiamo più informazioni. Appena avremo notizie o loro avranno un’età adeguata sicuramente andremo o andranno, dipende da loro più che da noi. Loro comunque sanno che, se vorranno, noi saremo felici di accompagnarli. Credo comunque che sia necessario aspettare che abbiano la maturità per capire ed accettare ciò che troveranno e vivranno tornando nel loro paese. Sicuramente sarà per loro un’esperienza molto forte nel bene e nel male.

 

Pensando al cammino post adozione e ai primi mesi in Italia ci sono consigli che daresti ad altre famiglie adottive che sono in attesa di un abbinamento o che sono appena rientrate in Italia con loro figlio (o figli)?

Post adozione…ecco questo è un capitolo su cui credo, in Italia ma anche all’estero, si debba lavorare molto. Credo comunque che il consiglio che mi sento di dare sia alle famiglie in attesa che alle neo famiglie sia di non isolarsi. Cercate l’associazione genitori più vicina a voi e fate questo cammino insieme ad altre coppie o famiglie che vivono il vostro stesso percorso. L’associazionismo aiuta in tutti i sensi. Aiuta capire che le tue emozioni e le tue paure sono comuni a tutti quelli che iniziano e percorrono questa strada; è fondamentale avere punti di riferimenti per i dubbi che inevitabilmente sorgono durante l’attesa e soprattutto quando i bambini sono arrivati. Risolvere perplessità di tipo meramente pratico, che so…i documenti da fornire, gli uffici dove andare a fare un’autorizzazione, se pensare alla scuola oppure no, come muoversi nei meandri della burocrazia sembra una preoccupazione da poco ed invece non lo è. Ecco, un’associazione di genitori che ci siano già passati, che ti prende per mano e ti accompagna, può far vivere più serenamente momenti che da soli possono diventare invece pesantissimi.  Un altro consiglio che mi sento di dare è di non allontanarsi neanche dai servizi adozione, non temere a chiedere aiuto se si pensa di non farcela. Ricordare che esiste la possibilità della depressione post adozione, che è bene cercare di riconoscerla in fretta e di porvi rimedio con altrettanta rapidità. Per quanto riguarda i bambini, se tornassi indietro senz’altro li terrei a casa a fare famiglia più a lungo di quello che ho potuto fare e farei fare loro psicomotricità.

Alla luce dei lavori in corso sulle leggi che regolano l’adozione, ci sono aspetti pratici o burocratici dell’adozione internazionale che secondo te dovrebbero migliorare? 

Sappiamo tutti che il percorso legislativo delle adozioni sta subendo grandi cambiamenti, o almeno si spera che finalmente prendano in esame la necessità di cambiare la legge. Per quanto mi riguarda sono convinta che, sebbene inizialmente il cambio di procedura per l’adozione quando vennero istituiti gli enti autorizzati fosse stata una cosa estremamente positiva, adesso sia arrivata l’ora di rendere l’adozione più facile e soprattutto più trasparente. Troppe disomogeneità di percorso, spese inaffrontabili e tempi biblici….è evidente che qualcosa non funziona più. A me non piace per niente l’intromissione del privato in un settore così importante come quello che riguarda i minori che dovrebbe essere seguito a livello pubblico proprio per permettere quella trasparenza necessaria in un percorso delicato come questo. Opterei più per enti regionali come quello del Piemonte e del Lazio, che mi sembra sia finalmente attivo sul territorio, con un controllo di tipo centrale piuttosto che la presenza di interessi privati su un qualcosa che facilmente scivola sull’ “economicamente redditizio” per qualcuno. Trovo che lucrare sui bambini sia abominevole e si sa bene che questo succede più di quanto si pensi.

Ringrazio Elisabetta per la sua generosità nel raccontare la sua esperienza e, per gli spunti di riflessione e le opinioni che ha condiviso con noi.

 

 

Vi racconto del libro che sto scrivendo

“Il nostro primo sguardo mi ha lasciato senza fiato. Lo vedevo così piccolo e delicato e credo che lui vedesse me come una figura appena disegnata, con tratto leggero.”

Queste sono alcune delle parole che ho scelto, per raccgruppoontare il primo incontro con nostro figlio, per una nuova pagina del libro che ho iniziato a scrivere molti mesi fa e che poi ho abbandonato nel cassetto. Dopo aver pensato alle motivazioni che mi avevano spinto a cominciarlo sono sempre più convinta che sia giusto continuare, per dar voce a delle emozioni che, lette attraverso altri occhi, possono avvolgere altri cuori che le stanno vivendo, sfiorando, sentendo battere nel petto.

Scriverò della nostra storia da quando scoprimmo di non poter avere figli di pancia, a quando aprimmo le braccia all’adozione, cullando giorno dopo giorno il nostro desiderio dentro al cuore, fino all’incontro con nostro figlio.

Continuerò a scrivere su questo blog, anche se meno frequentemente,  cercando di contribuire sempre alla diffusione di una cultura adottiva cosciente e sana, senza luoghi comuni.

Amo scrivere, ancora di più quando parlo di adozione. Me la sento sempre di più sulla pelle, sotto pelle. La sento scorrere nelle vene. Fa parte di me, è dentro di me!

La prima volta che ho usato la parola adozione nella storia che racconto a mio figlio, lui mi ha chiesto cosa vuol dire. Dentro di me ho pensato: “Come lo spiego ad un bimbo così piccolo?”. Non ho avuto tempo di formulare, di pensare.

Ho risposto:” Amore, noi ci siamo adottati quando ci siamo incontrati e guardati la prima volta. Adozione è un abbraccio di famiglia forte forte”.  Avrei potuto usare altre parole?

Nella pagina del mio libro ho scritto: “Quel giorno fu l’inizio del nostro innamoramento.”

Da quel momento, la nostra vita si colora di felicità ogni giorno, ogni volta che ci guardiamo negli occhi ci sentiamo “adottati”, ogni volta che ci avvolgiamo in un abbraccio di famiglia forte forte.