“Cara adozione”: le emozioni dei protagonisti in un libro


Sono molto contenta di scrivere di “Cara Adozione”, il libro pubblicato da ItaliaAdozioni che raccoglie le lettere dei protagonisti, genitori e figli, che si raccontano. Si parla di emozioni, di attesa e di incontri, di genitori e figli che si conoscono, si adottano e si accolgono giorno dopo giorno, per sempre . Le lettere sono accompagnate da importanti riflessioni, quelle di esperte che hanno condiviso le chiavi di lettura delle diverse tappe dell’adozione.

“Cara adozione” è la conferma che quando si vive l’adozione, nasce istintivamente quel desiderio di prendersene cura.

Il libro è stato presentato a Milano  il 17 ottobre 2016, leggi l’articolo che racconta l’evento. Purtroppo non ero presente ma ho fatto una chiacchierata con Roberta, dello staff di ItaliaAdozioni, con cui anche io collaboro.

Roberta Cellore ha seguito da vicino il progetto editoriale sin dagli esordi e lo racconta così.

Come è nata l’idea di “Cara adozione”?

Avevo incontrato da poco ItaliaAdozioni e cercavo di capire come potevo essere di aiuto al gruppo. Ivana Lazzarini, presidente dell’Associazione, mi ha letto nel pensiero e mi ha affidato le lettere che erano arrivate numerose al Festival delle Lettere dell’anno prima. Mi ha spiegato che era stata allestita una commedia dal titolo “La Lavatrice del cuore” prendendo il nome dalla lettera vincitrice. Per lo spettacolo erano state scelte alcune lettere, ma la maggior parte rimanevano escluse ed erano altrettanto belle. Così, una domenica pomeriggio mi sono dedicata alla loro lettura. Già a metà mi sono resa conto che la mia mente cominciava a collegare i vari scritti. E’ una deformazione professionale, perché nel mio lavoro leggo molto materiale e devo poi redigere delle sintesi sulla base delle quali vengono prese decisioni importanti. Quale decisione è più importante della scelta di adottare un bambino? O di seguirlo nella sua crescita? O di aiutarlo nella ricerca della sua mamma biologica?

Come descrivi il cuore del libro?

In verità non c’è un cuore del libro. Tutti i capitoli sono importanti. La scelta dell’adozione, l’attesa, l’abbinamento, l’incontro, la famiglia appena nata, l’adolescenza, la ricerca delle origini e la gente intorno a noi… sono tutti parte della stessa trama, quella dell’adozione che nasce dal desiderio di avere un bambino, per arrivare all’incontro e proseguire come nelle normali fasi della vita, con qualche variante in più. Piuttosto parlerei di specialità. Credo che non ci sia nessun altro testo che raccolga testimonianze di mamme, papà e figli sotto forma di lettera, coprendo tutto l’iter adottivo e dando una visione completa di questa particolare esperienza umana.

A chi si rivolge?

A tutti. Do’ per scontato che le famiglie che intendono adottare o quelle che si trovano nel bel mezzo dell’adozione siano interessate a questa tematica. Ma credo che questo libro sia importante anche per i ragazzi. Molte volte raccontiamo come siamo arrivati a loro, le varie peripezie burocratiche ma non focalizzando abbastanza il desiderio. O forse lo esprimiamo, ma chi ascolta non lo recepisce tanto chiaramente come quando l’iter è spiegato da una persona terza. Inoltre, è un testo che va regalato sicuramente alla famiglia allargata. Mi riferisco ai nonni, zii, amici e parenti che intendono conoscere di più di questo mondo in modo da accogliere il bambino preparati e ben disposti. Anche agli educatori. Penso agli insegnanti, agli allenatori sportivi, ai catechisti, ai capi scout… tutti quegli adulti che accompagnano in qualche modo i nostri figli. Conoscere come si è formata una famiglia adottiva aiuta a capirne le sfumature e le delicatezze, rendendo più facile il dialogo con i genitori e l’inserimento del bambino nel gruppo. Non solo. Direi che è anche un libro che va diffuso tra i giornalisti, politici e opinion leader. L’ultima sezione “La gente intorno a noi”, raccoglie aneddoti che accadono alle famiglie. L’uso di un linguaggio rispettoso e un minimo di cultura sull’adozione è quello che mi aspetto da chi scrive sui giornali o decide su temi delicati come quelli relativi alla famiglia.

Quale messaggio vuole trasmettere?

L’idea è quella di accompagnare le coppie. Senza presunzione. In un manuale così semplice non si possono affrontare troppe tematiche e neppure risolvere problemi. Cara adozione non è un libro specialistico. E’ semmai il tentativo di non far sentire soli i genitori e i figli durante le diverse tappe. In un momento di difficoltà o di gioia sapere che Andrea, Emilia o Carmen hanno provato la tua identica sensazione, dà un senso di leggerezza. Altri hanno provato quello che senti tu. Non sei anormale. Già, perché il libro contiene le testimonianze di papà, mamme e figli che parlano ad altri papà, mamme e figli senza intermediari, in una comunicazione immediata e sincera, come di solito è la scrittura intima di una lettera.

Richiedi subito “Cara Adozione” sul sito web di ItaliaAdozioni.

Conosci ItaliaAdozioni? E’ un portale informativo sull’adozione, con sezioni dedicate agli aspetti psicologici, sanitari, legali, oltre che pagine dedicate alla scuola e alla famiglia.

Prima di collaborare con loro, ho scoperto per caso il sito web, mentre cercavo informazioni sul rischio sanitario. Ho esplorato ogni sezione, ho letto i numerosi articoli e l’ho salvato tra i preferiti.  Sul sito troverai anche le news del mondo adozione e diversi altri libri tematici, presentati e raccontati dagli autori.

Roberta Cellore ha concluso: “La mission di ItaliaAdozioni: divulgare la cultura dell’adozione per far star meglio i nostri figli. Perché un’adozione riuscita non dipende solo dalla famiglia che accoglie, ma da tutti quegli adulti che entrano in contatto con quel bambino. Un bambino ben accolto diventerà un adulto sereno e ben inserito domani.”

 

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DSA sotto la lente dell’adozione

Il progetto “Adozione e scuola” continua.

Da qualche mese sto collaborando con un gruppo di genitori adottivi per diffondere nelle scuole le Linee d’Indirizzo per il benessere del minore adottato, con momenti di confronto istituzionale sulle esigenze dei nostri figli e sulle difficoltà scolastiche che affrontano quotidianamente. Tra queste, alcune sono riconosciute e certificate dalla legge 170/2010 come DSA, ovvero disturbi di apprendimento.

Uno degli aspetti forti che ho riscontrato, parlando con esperti di adozione e genitori, è la condizione adottiva legata ai DSA.

Adozione e DSA sono legate o disgiunte?

Ho rivolto alcune domande al Dott.Lo Presti, psicologo esperto in materia per comprendere meglio cosa s’intende per disturbi di apprendimento.

DSA è l’acronimo di Disturbo Specifico di Apprendimento, in cui troviamo la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Le principali peculiarità dei DSA che si manifestano solo in funzionamenti intellettivi dalla norma in su, e sono su base neurobiologica.

Come si legano i DSA alla condizione adottiva?

In nessun modo, essendo appunto i DSA su base biologica, ovvero si nasce con Dislessia, con un altra probabilità di trasmissione diretta su base familiare.

Le cause dei DSA sono legate solo a fattori biologici o anche ambientali?

Solo ed esclusivamente su fattori biologici. Si nasce DSA, come avere gli occhi chiari oppure i capelli castani. Aggiungo che disturbo e difficoltà sono differenti in quanto il primo è permanente su base biologica, mentre le difficoltà sono transitorie su base ambientale.

Quali sono i campanelli d’allarme? 

Lettura lenta per la dislessia, un esagerato numero di errori per la disortografia, una grafia illeggibile per la disortografia e difficoltà con calcoli, senso del numero e procedure numeriche nella Discalculia.

Che consiglio darebbe ai genitori? E ai docenti?

Ad entrambi di percorrere la strada della personalizzazione didattica. E’ questa l’arma vincente.

3 riflessioni 

Pensando alla base neurobiologica, indicata come causa dei disturbi specifici di apprendimento, ci sono alcune considerazioni su cui mi sono soffermata, anche a seguito del confronto con un’esperta di adozione.

  1. I genitori adottivi molto spesso non hanno informazioni biologiche sui genitori di nascita dei propri figli, quindi non è possibile avere certezze genetiche a supporto della valutazione DSA.
  2. Le caratteristiche neurobiologiche ci spingono a pensare alle ragioni dell’abbandono, quindi alla complessità delle situazioni da cui è scaturito.
  3. I bambini adottati hanno vissuto momenti di forte disagio e si portano dentro grandi fragilità, anche legate a fattori ambientali. Queste situazioni critiche non hanno permesso loro di ricevere quelle cure e quelle attenzioni in grado di aiutarli e sostenerli nelle difficoltà della crescita

Considerazione finale

Al primo posto: il benessere del bambino.  Nelle classi  sono sempre più presenti alunni con situazioni particolari, come Dsa , disabilità (certificate dalla Legge 104), BES ( bisogni educativi speciali) e storie personali tutte diverse. A fronte di questa realtà, laddove ci sono storie di adozione, le Linee d’Indirizzo mettono a disposizione chiavi di lettura e strumenti utili per una didattica inclusiva, attenta ai bisogni di tutti gli studenti. Quindi, è fondamentale l’impegno della scuola, nelle figure del dirigente scolastico e degli insegnanti, per un’applicazione puntuale, così come previsto dalla legge 107/2015 sulla Buona Scuola.

Pensando ai figli, adottivi, non possiamo tralasciare il carico emotivo importante e delicato che portano, che li accompagnerà sempre. Quando a questo bagaglio si aggiungono difficoltà ( o disturbi), per esempio scolastiche o relazionali, la complessità aumenta e per loro risulta più dura da affrontare. Ecco perché credo sia sempre meglio avere una visione ampia della situazione e non solo dei singoli aspetti che la modellano, oltre che una grande sensibilità all’accoglienza e all’ascolto.

Ringrazio il dott. Lo Presti per il suo contributo e invito genitori, figli adottivi e professionisti del settore a commentare questo articolo, condividendo la propria opinione o esperienza con tutti noi.

Viaggio nel cuore dell’adozione. Fabio Selini racconta il suo ultimo libro “Io non so ballare il samba”

Quando scelgo un libro da leggere deve scattare il colpo di fulmine. Leggo il titolo e il breve riassunto sul retro, guardo la copertina, le immagini e poi torno al titolo. “Sì, voglio leggerlo!” è spesso un impulso che viene dal cuore. E’ successo così con “Io non so ballare il samba” di Fabio Selini, un bella storia di adozione che ho divorato e che vi voglio raccontare.

Il libro narra sotto forma di diario, il viaggio che Paolo, Giulia e loro figlia, Larissa, hanno fatto in Brasile per conoscere Andrè. Quarantuno giorni di vita pieni di emozione. L’incontro con il figlio adottivo porta con sé il batticuore, la gioia, la difficoltà, la naturalezza che giorno dopo giorno conquista la quotidianità famigliare.

Fabio, papà adottivo e autore del libro, si racconta.

“In quei giorni in Brasile, ogni sera scrivevo alcune pagine del mio diario. Raccogliere le idee e le emozioni era come una coccola per me, per riappropriarmi di me stesso, dopo una giornata intensa e interamente dedicata alla nostra famiglia” mi ha confidato Fabio.

Il libro è dedicato ad Andrè (Otavio nella realtà), il figlio conosciuto in Brasile, che piano piano ha imparato a fidarsi e a lasciarsi conquistare dall’affetto della sua nuova famiglia. Papà Paolo ( Fabio Selini), mamma Giulia ( Gessica) e sua sorella Larissa ( Daria) lo hanno accolto tra le braccia, piccolo e in lacrime, poi tutti e quattro insieme giorno dopo giorno hanno imparato a conoscersi, lentamente. Un amore che cresce gradualmente, che avvolge, che riempie il cuore per sempre.

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Fabio racconta: “Il piccolo Otavio era molto confuso. Aveva 5 anni e mezzo e il suo stato d’animo era quello di un bambino che era stato scaraventato tra persone sconosciute, in una realtà completamente diversa. Non conosceva il significato di famiglia. Aveva la tata, aveva un letto diverso, viveva in un ambiente diverso. Doveva abituarsi e ha avuto bisogno di tempo. Il nostro primo incontro è stato più razionale, rispetto a quello con Daria, la nostra prima figlia adottiva. Lui aveva un passato diverso e un’età diversa, quindi una percezione molto più chiara di quello che accadeva”.

Il Brasile in quei giorni era, sì, la terra natia del piccolo Otavio, ma anche una realtà diversa da quella a cui erano abituati, che faticosamente vivevano, sapendo di non poter partire quando volevano. Tornare finalmente a casa per creare il loro nido, nuovo per tutti e quattro era il desiderio più grande. Hanno atteso 41 giorni per poter partire, hanno vissuto con ansia l’esito degli incontri con gli assistenti sociali e il decreto finale del giudice brasiliano. Poi, dopo diverse peripezie, ritirarono l’ultimo documento e pronti a partire, Otavio gridò: “Italia, Italia!”

“E’ stato un periodo denso di avventure e di momenti difficili con nostro figlio. Nonostante tutto sapevamo che sarebbe andata bene. Fosse stata la prima esperienza, la preoccupazione di quei giorni sarebbe stata disperazione. Abbiamo superato le difficoltà con amore, ragionevolezza e con il dialogo tra noi e con i nostri figli. – aggiunge Fabio – E’ fondamentale che la coppia si parli, si confronti e si confidi le debolezze e i pensieri meno luminosi. Poi, Daria è stata una grande risorsa per tutti noi. Ha accolto suo fratello con un cuore grande”.

Uno degli elementi che mi ha colpito in questo libro è stata la dedica iniziale.

A Otavio e Daria, i miei figli. A Michail e Vova, i miei figli perduti. A Gessica.

Ho chiesto a Fabio se voleva parlarmi dei figli perduti, perché proprio nei giorni scorsi avevo letto la sua intervista al magazine Vita, dove raccontava della triste storia che ha coinvolto la sua famiglia. Il caso delle adozioni in Kirghizistan.

E’ una storia che ci ha segnato la vita. Non è finita, ci sarà un processo. A quei bambini abbiamo fatto delle promesse e non abbiamo nemmeno potuto chiedergli scusa. Non sappiamo più nulla di loro”. Per migliorare l’istituto delle adozioni, bisogna parlare anche di ciò che va male, delle storie che hanno avuto un dolce inizio, come quello con Vova, con cui Fabio, Gessica e Daria hanno trascorso due settimane. Un tempo per cominciare ad amarlo, di un amore senza fine. Poi, purtroppo, lo scandalo in Kirghizistan li ha colpiti duramente. Da lì, un grande dolore.

Nonostante tutto, Fabio continua a credere nella meraviglia del diventare genitori con l’adozione.

Il loro cammino li ha portati in Brasile a conoscere Otavio, che oggi ha sette anni e ha un legame sempre più forte con la sua famiglia. “La sua energia è un ingrediente fondamentale da sempre!”.

Quando ho scelto di leggere questo libro, il samba è stata la parola che più di tutte le altre mi ha attirato. Ho pensato alla musica, al ritmo e alla vivacità. Avevo ragione! Le pagine del libro si susseguono, raccontando ogni emozione rendendola viva, unica. Ogni momento è scandito e colorato con grande sincerità, rendendo il tutto così reale da far battere il cuore. Fabio ha una scrittura potente, che colpisce, che ti fa venir voglia di leggere ancora.

 “Con mia figlia Daria vorremmo scrivere un libro-intervista dei nostri primi 10 anni insieme. Sarebbe bello parlare di adozione secondo suo punto di vista. – spiega Fabio – Adesso ha 14 anni e sta vivendo la sua estate di divertimenti, poi in futuro, se sarà convinta e decisa, inizieremo a pensarci”.

“Io non so ballare il samba” è un libro che ti consiglio, che parla di adozione internazionale e delle grandi emozioni che prendono vita. L’incontro, i primi giorni insieme, i momenti più radiosi e quelli più cupi, la complicità che prende forma. E, la famiglia adottiva che nasce, adagio, a piccoli passi.