Italia Adozioni alla 2°edizione del concorso per le scuole

All’inizio del nostro cammino adottivo spesso ci ritrovavamo a vagare in internet alla ricerca di informazioni. Un importante punto di riferimento lo abbiamo trovato nel portale Italia Adozioni creato dall’omonima Associazione, che anche oggi nel post adozione ci accompagna nell’approfondimento di temi legati alla crescita di nostro figlio, per esempio la scuola. Sono disponibili altre tematiche legate agli aspetti psicologici, a quelli sanitari, legali e famigliari.

Così, ho scoperto un’iniziativa molto interessante ideata e promossa da Italia Adozioni, il concorso “L’adozione fra i banchi di scuola”.

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Locandina del concorso di Italia Adozioni

Il Concorso è nazionale e si rivolge alle scuole materne,elementari e medie, chiedendo ai partecipanti un elaborato che racconti “l’essere famiglia adottiva” visto con gli occhi dei bambini. Potranno essere disegni, racconti, progetti o prodotti multimediali realizzati dalla classe e consegnati entro il 31 Marzo 2016.

Ho avuto l’opportunità di parlare con la responsabile del settore Scuola per Italia Adozioni, l’insegnante Francesca Carioni, che entusiasta di questo progetto giunto alla sua seconda edizione racconta:” Il concorso si propone di creare una nuova visione dell’adozione partendo dai bambini che hanno grandi risorse e la capacità di importanti riflessioni. – continua – Riteniamo molto importante l’opportunità di parlare di adozione a scuola, sia nelle classi dove ci sono alunni figli adottivi, sia in quelle dove non ne sono presenti”.

Nella prima edizione del concorso sono state molte le partecipazioni delle scuole dei diversi gradi, alcune rappresentate da insegnanti direttamente coinvolte in quanto mamme adottive, altre in cui la proposta di adesione è giunta da genitori adottivi o da persone interessate al mondo dell’adozione che hanno promosso l’iniziativa.

Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere sempre più persone che non sono coinvolte direttamente nell’adozione, per avvicinarle al vero significato dell’essere famiglia adottiva, superando stereotipi e pregiudizi. Gli insegnanti che aderiscono con la loro classe sono inviate ad approfondire la tematica prima di spiegarla ai bambini, utilizzando i materiali disponibili sul nostro sito o direttamente contattando noi via e-mail. Questo scambio favorisce l’incontro di figure diverse e quindi un arricchimento reciproco” spiega Francesca, che insieme allo staff dell’Associazione è al lavoro con una campagna informativa, rivolta a tutti gli istituti scolastici presenti in Italia, per promuovere il concorso.

Tutte le informazioni per partecipare sono disponibili nel bando scaricabile gratuitamente, sul sito internet di Italia Adozioni o inviando un’e-mail a: concorso.italiaadozioni@gmail.com. Inoltre, “L’adozione fra i banchi di scuola” è anche social, su Facebook è stata aperta una pagina dedicata dove è possibile vedere alcuni degli elaborati premiati nella scorsa edizione e potrai leggere degli articoli interessanti sull’adozione.

Ad aprile 2016 ci sarà la premiazione e i vincitori del 1° posto riceveranno in premio dei materiali didattici da utilizzare tutti insieme in classe.

Ho chiesto a Francesca un messaggio d’invito da rivolgere ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e ai genitori:

Non perdete questa opportunità!”.

Un ringraziamento a Francesca Carioni e allo staff di Italia Adozioni per la disponibilità.

L’idea del concorso ti piace? Passaparola! 

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A cuore aperto

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Eccomi nel silenzio della sera, dopo una giornata difficile, densa di pensieri e di paure. Le notizie si inseguono l’una con l’altra. Si parla di terrorismo, di guerra, di violenza, di morte. Un peso sul cuore. Lacrime che si trattengono, si soffocano per non mostrarsi agli occhi di mio figlio.

Un bambino, come tutti i bambini. Tutti appunto. Tutti si meritano di vivere di colori eppure non è così facile. Io per ora posso difendere mio figlio da questo rumore assordante che fa la violenza, altre madri non possono farlo.

Laddove tutto intorno ci sono immagini di distruzione e morte, tante madri e tanti padri non possono impedire che i loro figli vedano e vivano quell’orrore. A loro rimane la lotta per la sopravvivenza, la forza per resistere e rimanere insieme, appesi alla vita.

Ho ritrovato alcune righe che ho scritto alcuni giorni fa, le dedico a tutti i bambini e alle loro mamme.

“Mamma, mamma vieni”. Raggiungo mio figlio che si è svegliato e lo trovo in piedi nel lettino. Lo abbraccio.

“Mamma c’è il sole oggi” mi dice indicandomi i raggi di sole che penetrano dalle fessure della persiana.

Tra le coccole, i baci e un saluto al sole diamo inizio alla nuova giornata.

La nostra mattinata prosegue con la colazione e il cambio, tutto condito da corse per la casa, risate e ancora coccole. Poi, l’aerosol per guarire dal raffreddore.

Ordinaria quotidianità? Sì, eppure basta poco per colorarla di emozione.

 “Mamma raccontami la storia della cicogna” mi dice mentre preparo il necessario per l’aerosol.

Così comincio il racconto della nostra storia, quella della cicogna che prende il volo alla ricerca di una mamma e un papà per sempre per un bimbo nato dalla pancia di un’altra mamma…

“Mamma, li ho trovati una mamma e un papà per sempre” mi dice.

Io, commossa, rispondo: “Certo amore, ci siamo trovati e staremo insieme per sempre”.

A quel punto mi sorride con gli occhi felici e rimaniamo a guardarci per qualche attimo di grande emozione.

La mia preghiera a cuore aperto è per tutti i bambini, che possano incontrare nello sguardo delle loro mamme la serenità e loro sorridere felici. Perché tutti i bambini del mondo meritano di vivere nel colore della felicità.

La mia preghiera è per tutti i genitori del mondo, che difendono i loro figli anche quando sentono tremare la terra sotto i loro piedi.

La mia preghiera è per quei cuori spezzati dal terrorismo e dalla guerra, da quell’odio senza colore ne religione che continua a serpeggiare nel nostro mondo.

 

 

 

 

Nel cuore del disegno

Il disegno è un mondo meraviglioso.

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              Lo chiamano Scarabocchio

Ogni volta che guardo mio figlio disegnare rimango a bocca aperta per la scelta dei colori, il movimento sul foglio, attento e allo stesso tempo libero.

Li chiamano scarabocchi, apparentemente privi di senso per l’occhio adulto e a volte disattento. Eppure sono tratti di colore che ci raccontano una storia, quella che il bambino sta inventando nella sua sconfinata fantasia.

Affascinata da questo tema ho voluto interpellare la psicologa, che già in altre occasioni ha dato a questo blog il suo prezioso contributo.

Ecco cosa ci racconta la d.ssa Giulia Manna sul disegno dei nostri bambini.

Foto di Pixabay

                           Foto di Pixabay

La maggior parte dei bambini si diverte a disegnare e ama farlo perchè può sperimentare ed esprimere se stesso: si mescolano colori, personaggi ed oggetti. Mischiarli e combinarli per loro è estremamente stimolante perchè si scoprono con le proprie mani. Ma non solo. – aggiunge- Quando i bambini percepiscono di avere un’energia in eccesso tendono a scaricarla proprio con il disegno; in questo modo esso diventa uno strumento di canalizzazione delle proprie emozioni e sensazioni divenute  troppo ingombranti.”

Il disegno come forma di comunicazione

“Il disegno inizia a tenerissima età (definito scarabocchio) dove il bambino lascia già una sua impronta ricca di emozioni e crescendo al disegno darà dei veri e propri significati. Non sempre il disegno fornisce messaggi positivi sulle relazioni che il bambino instaura con la realtà circostante e sul proprio mondo interiore. Vi sono situazioni in cui, attraverso un tratto grafico, si esprimono sofferenza, malessere, dolore accompagnati dall’uso di colori scuri, di un ristretto spazio del foglio, dalla rappresentazione della figura umana con caratteristiche diverse dalla realtà”

Questi sono alcuni degli elementi che possono segnalare stati di difficoltà o di disagio che, a  volte, sono sottovalutati dall’adulto.

Il disegno come risorsa nell’adozione

“Sul tema del disegno interessante è stata la ricerca di Leone, Napoli e Pastore condotta su bambini adottati dal 1992 al 1997 in Veneto. Lo studio, condotto utilizzando come metodo il disegno della famiglia di Corman, ha evidenziato che i bambini adottati non si inseriscono nel nucleo famigliare rappresentato o, se lo fanno, si raffigurano in un angolo del foglio. Nel caso in cui ci sia un fratello (sia biologico che adottato) già presente nella famiglia all’arrivo del bambino adottato, si è evidenziato che esso potrebbe avere un ruolo facilitante nell’integrazione famigliare e trova spazio nei disegni di fianco al bambino adottato.”

Questo aspetto ritengo possa rispecchiare la realtà nelle fasi iniziali dell’attaccamento. Cosa ne pensate?

Sul tema dell’adozione internazionale e sulle iniziali difficoltà linguistiche, la d.ssa Manna ha aggiunto: “Il disegno ha un’altra funzione importante, quella di mettere in comunicazione interlocutori che parlano lingue diverse. Per disegnare non serve la parola, esso è una comunicazione non verbale, dalla quale si possono comunicare più cose di quando utilizziamo quella verbale. Il bambino percepisce che la lingua che sente ora è diversa da quella che ha sentito sino a quel momento. Ma come tutti noi sappiamo è impossibile non comunicare e i bambini sanno bene come e cosa dire.”

Nei disegni dei nostri bambini possiamo osservare il loro punto di vista su cio’ che li circonda, possiamo ascoltare la voce del loro cuore. Insieme a loro possiamo dar libero sfogo alla fantasia. Provaci!

Foto di Pixabay

                         Foto di Pixabay