A cuore aperto

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Eccomi nel silenzio della sera, dopo una giornata difficile, densa di pensieri e di paure. Le notizie si inseguono l’una con l’altra. Si parla di terrorismo, di guerra, di violenza, di morte. Un peso sul cuore. Lacrime che si trattengono, si soffocano per non mostrarsi agli occhi di mio figlio.

Un bambino, come tutti i bambini. Tutti appunto. Tutti si meritano di vivere di colori eppure non è così facile. Io per ora posso difendere mio figlio da questo rumore assordante che fa la violenza, altre madri non possono farlo.

Laddove tutto intorno ci sono immagini di distruzione e morte, tante madri e tanti padri non possono impedire che i loro figli vedano e vivano quell’orrore. A loro rimane la lotta per la sopravvivenza, la forza per resistere e rimanere insieme, appesi alla vita.

Ho ritrovato alcune righe che ho scritto alcuni giorni fa, le dedico a tutti i bambini e alle loro mamme.

“Mamma, mamma vieni”. Raggiungo mio figlio che si è svegliato e lo trovo in piedi nel lettino. Lo abbraccio.

“Mamma c’è il sole oggi” mi dice indicandomi i raggi di sole che penetrano dalle fessure della persiana.

Tra le coccole, i baci e un saluto al sole diamo inizio alla nuova giornata.

La nostra mattinata prosegue con la colazione e il cambio, tutto condito da corse per la casa, risate e ancora coccole. Poi, l’aerosol per guarire dal raffreddore.

Ordinaria quotidianità? Sì, eppure basta poco per colorarla di emozione.

 “Mamma raccontami la storia della cicogna” mi dice mentre preparo il necessario per l’aerosol.

Così comincio il racconto della nostra storia, quella della cicogna che prende il volo alla ricerca di una mamma e un papà per sempre per un bimbo nato dalla pancia di un’altra mamma…

“Mamma, li ho trovati una mamma e un papà per sempre” mi dice.

Io, commossa, rispondo: “Certo amore, ci siamo trovati e staremo insieme per sempre”.

A quel punto mi sorride con gli occhi felici e rimaniamo a guardarci per qualche attimo di grande emozione.

La mia preghiera a cuore aperto è per tutti i bambini, che possano incontrare nello sguardo delle loro mamme la serenità e loro sorridere felici. Perché tutti i bambini del mondo meritano di vivere nel colore della felicità.

La mia preghiera è per tutti i genitori del mondo, che difendono i loro figli anche quando sentono tremare la terra sotto i loro piedi.

La mia preghiera è per quei cuori spezzati dal terrorismo e dalla guerra, da quell’odio senza colore ne religione che continua a serpeggiare nel nostro mondo.

 

 

 

 

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La scatola dei ricordi

Ho sempre amato fermare i ricordi dentro le parole, lasciandole in un diario come tante mollichine lungo il percorso, per tenere traccia di ciascun istante. Forse per la paura di non riuscire a conservare tutto nei cassettini della memoria, dimenticando istanti, emozioni e colori.

Ho scelto di scrivere un diario per mio figlio, l’ho iniziato quando è arrivato nella nostra famiglia. Carta e penna, alla vecchia maniera.
In quelle pagine racconto i nostri giorni, aggiornandole ogni mese e colorandole di episodi e di emozioni, descrivendo i suoi progressi, le sue prime parole, i giochi preferiti e molto altro. Continuerò  a scriverlo nel tempo per donargli tutti i tasselli della sua storia, comprese le prime pagine che narrano del suo inizio, quando ancora era lontano da noi. Cosi magari un giorno potrà cercare le sue radici dentro a dei ricordi scritti e lasciati come tracce lungo la via e noi saremo lì,  glieli potremo raccontare con l’emozione negli occhi, la stessa di quando guardiamo il suo sguardo brillare.

Il diario è uno degli strumenti che abbiamo scelto di usare, che si aggiunge all’album fotografico e alla scatola dei ricordi. In quest’ultima stiamo conservando tutto ciò che materialmente abbiamo raccolto nel tempo, compresi i vestiti che indossava il primo giorno che ci siamo incontrati, tutti i biglietti di benvenuto di parenti e amici e molto altro, per far si che lui possa toccare con le sue mani la storia che gli racconteremo. Senza correre e rispettando la sua età e il suo desiderio di scoperta, rispondendo alle domande e dando voce ai pensieri.

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Questo articolo è nato per sottolineare quanto sia fondamentale la narrazione  della storia personale del nostro bambino, cosi come lo sono le fondamenta di una casa. Ciascuno in cuor suo saprà come fare, certo non pensiamo che esista il giorno giusto per cominciare.

Cosa ne pensate? Quali sono le vostre esperienze? Scrivetemi.

A presto!

Progetto scuola

Qualche settimana fa vi ho parlato di un mio nuovo progetto. Si tratta di un’idea legata al mondo della scuola. Nello specifico vi ripropongo le Linee Guida pubblicate dal Miur in collaborazione con il Care, per il diritto allo studio dei bambini e ragazzi adottati.

http://www.istruzione.it/allegati/2014/Linee_di_indirizzo_per_favorire_lo_studio_

dei_ragazzi_adottati.pdf

Parto da questo documento importante, ancora poco diffuso e vorrei con questo blog dare il mio contributo per la sua divulgazione nelle famiglie adottive e nei gruppi docenti, che magari ne hanno solo sentito parlare senza approfondire.

Avevo affrontato questo tema con la d.ssa Bellando in questo articolo https://scrivendodigitale.wordpress.com/2015/04/23/ladozione-a-scuola-intervista-alla-pedagogista-greta-bellando/

Ho scelto una scuola elementare della provincia di Torino per avviare questo progetto, intervistando due insegnanti conosciuti durante un incontro organizzato dall’Associazione Genitori si Diventa. Quella sera sono rimasta molto colpita dalle loro parole, dal loro stile d’insegnamento e subito ho pensato che potrei essere solo felice se in futuro diventassero loro gli insegnanti di mio figlio. Nei giorni a seguire tramite la responsabile locale dell’associazione sono riuscita a mettermi in contatto con loro, che subito si sono resi disponibili per un’intervista che vi propongo in questo articolo. Si tratta della maestra Stefania Mattii e del maestro Gabriele Naso che ringrazio per la loro collaborazione.

Pensando al benessere dei bambini, cosa cambia nel programma educativo di una classe in cui sono presenti dei bimbi adottati? Quindi, quale filo conduttore si segue?

Il programma educativo si diversifica sostanzialmente in seconda elementare, quando si affronta la tematica della storia personale del bambino. In generale, occorre imparare e prestare attenzione al linguaggio utilizzato, poiché alcuni termini potrebbero essere equivocati generando tensione.

Avendo voi esperienza di insegnamento in classi in cui sono presenti bambini con storie diverse, tra cui alcuni adottati, come descrivereste il vostro ruolo di educatori e quali valori cercate di trasmettere al fine di garantire il benessere dell’intera classe?

La nostra classe fin dall’inizio si è presentata come un gruppo estremamente eterogeneo: partendo da ciò abbiamo cercato di valorizzare i temi della diversità intesa come ricchezza, del rispetto e dell’accettazione reciproca. Inoltre vorremmo evidenziare l’importanza dell’incoraggiamento dal punto di vista didattico e non solo psicologico, poiché l’apprendimento passa soprattutto attraverso il benessere del bambino, che si  sente apprezzato  e cresce nell’autostima.

Cosa pensare delle linee guida promosse dal Miur, in collaborazione con il Care?

Secondo noi il documento rappresenta per i genitori un contributo importante affinchè la scuola tuteli i loro figli; al tempo stesso è un’ottima sintesi informativa per gli insegnanti e per tutti gli addetti ai lavori. Per tale motivo auspichiamo una sua diffusione a vantaggio degli insegnanti, dato che tutte le classi sono eterogenee.

Secondo voi che valore ha la relazione tra famiglia e scuola nella dinamica adottiva?

Nel nostro lavoro il rapporto costante, basato sulla fiducia e sul sostegno reciproci, è stato determinante per poter affrontare con serenità le varie esperienze educative. Allo stesso modo sono stati fondamentali i colloqui con le famiglie, che ci hanno fornito ulteriori informazioni utili a conoscere meglio i loro figli. Parliamo di genitori motivati, attenti, ma anche molto ansiosi: pertanto è stato necessario innanzitutto rassicurarli.

Quali azioni avete messo in campo nell’accoglienza dei vostri alunni adottivi?

Abbiamo cercato di creare in prima elementare  un clima di classe sereno e accogliente per tutti i bambini, facendo particolare attenzione alla terminologia (per esempio: genitore biologico invece di genitore vero o genitore naturale…figlio biologico invece di figlio naturale, sostegno a distanza invece di adozione a distanza…affidare il bambino a persone che se ne prendono cura invece di rinunciare, abbandonare, far adottare…)

Secondo voi quali sono i punti essenziali da considerare e quali aspetti da valorizzare quando in classe ci sono alunni con l’esperienza dell’adozione?

Innanzitutto con gli alunni siamo partiti sempre dalla consapevolezza di essere tutti diversi; perciò ognuno può imparare dall’altro, attraverso un confronto costruttivo. Inoltre tutti siamo figli…anzi tutti siamo fortunati ad avere una famiglia e persone che si preoccupano e si prendono cura di noi; questi aspetti sono mediati da un linguaggio inclusivo, in cui tutti i bambini possano riconoscersi.

Considerando l’adozione una “condizione esistenziale” che accompagna i bambini in tutta la loro vita, come la scuola insieme alla famiglia puo’ dare il suo contributo per una crescita personale e sociale consapevole?

Secondo noi, insieme alla famiglia, la scuola, specialmente quella dell’infanzia e la primaria, deve aiutare il bambino a ricostruire alcuni dei pezzi mancanti del suo vissuto, magari anche doloroso, ma di cui non è responsabile. Allo stesso modo dovrebbe però fornirgli una prospettiva positiva, incoraggiandolo, aumentando la sua autostima e fortificandolo.

Penso alle varie storie dei bambini, alcuni dei quali non possono avere memoria della loro famiglia di nascita, oppure quelle situazioni ancora più delicate dove invece hanno ben nitidi i ricordi. Per la vostra esperienza, come viene trattata la storia personale con gli alunni?

Abbiamo affrontato la storia personale nel II quadrimestre della classe seconda, partendo dal lavoro sulle fonti necessarie per la ricostruzione storica. Abbiamo proposto a tutti gli alunni di preparare e presentare, in assoluta libertà, una propria scatola dei ricordi, contenente almeno una fonte materiale, una visiva e una scritta di quando erano più piccoli. Inoltre abbiamo formulato alcune domande molto generiche riguardanti il loro passato (Com’ero da piccolo? Quando piangevo? Quando ridevo/sorridevo? Cosa mi piaceva? Cosa non mi piaceva? In che cosa sono cambiato/a crescendo? Ricordo un episodio particolare che ha coinvolto la mia famiglia? ) da proporre ai genitori …fonte orale…in questo modo tutti hanno avuto la possibilità di ricostruire alcune fasi della loro infanzia senza vivere inutili frustrazioni. Purtroppo, in molti sussidiari ministeriali, non si pone la dovuta  attenzione a quest’aspetto.

Questa è stata la prima vera presa di consapevolezza da parte di tutti gli alunni: non esiste solo la genitorialità biologica, ma anche quella adottiva, ed entrambe si prendono cura dei figli.

L’iter ha richiesto diverse settimane e un coinvolgimento emotivo non indifferente anche da parte di noi docenti, per poter “contenere” eventuali crisi e disagi.

Pensando ai bambini che vengono adottati all’estero e che quindi giungono in Italia senza conoscere la lingua. Quali considerazioni potete fare a riguardo?

All’inizio della terza elementare, ha fatto ingresso nella nostra classe il quinto alunno adottivo, proveniente dal sud est dell’Asia. Questo bambino, arrivato in Italia solo due mesi prima, presentava alcune criticità: non conosceva la nostra lingua ed era già stato precedentemente scolarizzato nel suo paese d’origine. Il suo inserimento è stato molto graduale e si è concluso dopo tre mesi. I genitori adottivi sono stati per noi il principale supporto anche dal punto di vista didattico: hanno svolto a casa parte del lavoro impostato in classe, consentendo al bambino, nell’arco dell’anno, di acquisire le basi fondamentali della letto – scrittura; la loro collaborazione è stata essenziale, poiché altrimenti gli stessi risultati si sarebbero raggiunti con più tempo e più difficilmente.

Quale messaggio dareste a dei vostri colleghi che ancora non conoscono le linee guida o che comunque ancora non hanno vissuto l’esperienza di una classe in cui tra le tante storie, c’è anche quella di un alunno adottato?

E’ necessario che, come già detto, tutti sappiano cosa sono le linee guida del MIUR e che ne tengano conto. Occorre essere flessibili nel gestire aspetti didattici ed educativi complessi, valorizzando la diversità come ricchezza e non come limite.

In conclusione, possiamo dire che questi cinque anni sono stati per noi un’esperienza arricchente dal punto di vista sia professionale, sia umano.

Per portare avanti il mio progetto nei prossimi mesi prendero’ i contatti con altre scuole e mi attivero’ nel passaparola per diffondere il più possibile la conoscenza di questo importante modello, studiato per il benessere dei nostri figli. Ad ogni occasione raccogliero’ il messaggio di famiglie, insegnanti, dirigenti scolastici e ne porterò la voce qui sul blog.

Se sei un genitore adottivo o un insegnante mi piacerebbe conoscere la tua opinione. Puoi metterti in contatto con me tramite l’area Contattami, inviarmi una e-mail o commentare questo articolo.

A presto!