Dall’attesa alla genitorialità

Sono passati diversi giorni dal mio ultimo articolo. L’ultima volta ho pubblicato la storia di una coppia, Giulia e Carlo che ci hanno raccontato la loro storia di famiglia adottiva. Parole di grande emozione per scrivere di felicità, di gioia pura, di vita.

Nei giorni a seguire ho preso i contatti con altre coppie e altre famiglie che presto condivideranno con noi la loro storia. La condivisione nella cultura adottiva è uno degli aspetti fondamentali, utile per ascoltare esperienze, per raccontarsi e confrontarsi. Uno scambio continuo, positivo, carico di energie e di sostegno. Un’opportunità per vivere l’attesa in modo attivo, senza subire il tempo che passa ma assaporandolo in ogni istante.

Nei mesi dell’attesa si vivono emozioni forti, talvolta contrastanti. Si combatte con quelle giornate che sembrano eterne nella speranza che squilli il telefono, si attraversano momenti di sconforto, di punti interrogativi. Eppure il desiderio che custodiamo dentro al cuore cresce, si nutre delle nostre sensazioni e ci dona felicità.

Per me il periodo dell’attesa è stato importante, l’ho vissuto con i piedi per terra e le braccia tese all’infinito come per prendere energia dalla terra e dal cielo, per assaporare ogni istante e renderlo indimenticabile. Quei mesi li ho voluti vivere al massimo condividendo momenti di allegria con gli amici, con la nostra famiglia, viaggiando e fotografando, impegnandomi nel volontariato. Una famiglia viva, perchè solo dove c’è vita si può accogliere vita.

In questi giorni l’attualità ha portato a galla argomenti piuttosto forti per quel che riguarda la genitorialità. A questo tema mi dedichero’ nei prossimi giorni.

Continuate a seguirmi!

A scuola: primi passi nella Storia

Qualche tempo fa ho letto un post di una mamma adottiva, o forse una lettera non ricordo, che cercava confronto rispetto a quanto era accaduto a suo figlio a scuola. Classe seconda elementare: la maestra per introdurre il tema della Storia ha chiesto agli alunni di portare in classe la loro prima ecografia. Si proprio quella di quando erano custoditi nella pancia della mamma.

La mamma adottiva spiegava che aveva raccontato la storia di suo figlio alle insegnanti. Quella richiesta oltre a non aver alcun senso, era stata poco rispettosa nei confronti del bambino.

Mi piacerebbe riuscire a ricordare qualche dettaglio in più e magari risalire all’autrice di quel post, per chiederle come hanno affrontato in famiglia quella situazione.

Ammetto di essere rimasta colpita e preoccupata. Prima o poi la seconda elementare arriva per tutti. Immagino mio figlio tra qualche anno nelle stesse circostanze, comprenderei il suo eventuale disagio, le sue innumerevoli domande e il vortice di emozioni in cui verrebbe trascinato. Voglio dire, le domande sulle proprie origini ci saranno comunque e le risposte anche, ma solo mio figlio ne detterà le regole, i tempi e i modi.

Alla prima occasione ho voluto parlare con un’amica di famiglia che ha insegnato per anni nella scuola primaria, la maestra Tina.
La mia domanda è stata: “Tina, se tu avessi in classe, in una seconda per esempio, un bambino adottato come affronteresti l’introduzione alla Storia?”.
Le ho raccontato quanto avevo letto e ha esclamato:”Ci vuole buon senso prima di tutto.
Quindi mi ha spiegato la logica che gli insegnanti seguono nell’introdurre questa materia. Il senso del tempo, rispetto a quanto è avvenuto prima e quanto si è verificato dopo, la causa-effetto, il cambiamento e quindi l’evoluzione nel tempo di oggetti e persone. Aspetti fondamentali per comprendere al meglio lo sviluppo delle civiltà, delle popolazioni e il susseguirsi degli eventi nella dimensione spazio-temporale. Poi, il reperimento di fonti e di documentazione a supporto della narrazione.
Alcuni esempi didattici utilizzati nell’avvicinamento dei bambini allo studio della materia riguardano la storia degli oggetti, come l’evoluzione del giocattolo dal tempo dei nonni, a quello dei genitori fino al giocattolo preferito del bambino. Oppure la storia personale, partendo magari dalla foto di quando il bimbo era piccolo e confrontandola con quella del presente.

La dimensione della famiglia è cosi’ cambiata e nelle classi – mi ha raccontato la maestra Tina-  ci sono situazioni familiari tradizionali, ma sempre più spesso anche alunni con genitori separati, famiglie allargate e bambini adottati”. Le modalità con le quali affrontare certe tematiche in classe richiedono assoluto buon senso da parte degli insegnanti e naturalmente un costante dialogo con i genitori.

Ora sono pù serena!

Confido negli educatori e nella loro esperienza, che certamente nel tempo sarà sempre più improntata sul tema adottivo. Infatti, a seguito del lavoro fatto dal Miur ( Ministero per l’Istruzione, l’Università e la ricerca) e il Care ( Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete) sono state definite e pubblicate nel dicembre 2014 le Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati.

Vi allego il link alla pagina internet dedicata:

http://www.istruzione.it/allegati/2014/Linee_di_indirizzo_per_favorire_lo_studio_dei_ragazzi_adottati.pdf

Questi sono passi in avanti per lo sviluppo della società. Anche questa è Storia!

Pagine di cultura: musei a porte aperte

Importante iniziativa del Ministero dei Beni Culturali quella di aprire gratuitamente le porte dei musei statali, ogni prima domenica del mese.  Così il 7 Settembre ho scelto di visitare con la mia famiglia Palazzo Reale a Torino,  cogliendo l’opportunità di vedere un sito di particolare interesse storico che non ricordavo. Negli ultimi anni per svariati motivi, tra cui il costo del biglietto, ci avevo rinunciato.
Pensavo di trovare molta gente visto l’ingresso gratuito, l’orario pomeridiano e la bellissima giornata di sole e invece nessuna coda. Eppure l’iniziativa è stata pubblicizzata su diversi canali, tra cui i social network e non solo. Forse ancora il passaparola non ha fatto il suo corso.
Trovo preziosa questa occasione,  quale passo in avanti per avvicinare la cultura alla popolazione, per far conoscere la sua storia e i luoghi che conservano tra le proprie mura le memorie di epoche passate.
Sul sito internet dei Beni Culturali è presente l’elenco dei siti visitabili con ingresso gratuito ogni prima domenica del mese.
Approfittane anche tu e “leggi” una nuova pagina di cultura o ri-scoprila con nuovi occhi.