Perché parlare di Linee Guida per l’adozione a scuola?

Sono trascorsi sei mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico e in diverse scuole italiane si inizia a parlare delle Linee di Indirizzo per favorire lo studio degli alunni adottati. Il documento è stato pubblicato a Dicembre 2014 dal Miur, che insieme al Care (Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete) ha lavorato nell’interesse del benessere dei molti minori adottati.

Passo la parola alle esperteletter-1084808_640.png

“Le Linee d’Indirizzo sono state fortemente volute dalle famiglie
adottive e dagli operatori del settore
visto il numero notevole di studenti adottati presenti nelle nostre scuole.
– spiega la dott.ssa Anna Guerrieri , vicepresidente del Care – Sono contenuti chiari e concreti costruiti per gli insegnanti e per le famiglie. Parlano delle adozioni nazionali e internazionali, delle loro specificità e dei bisogni dei bambini. Vengono trattate tematiche come l’ingresso a scuola, l’accoglienza, i tempi per l’inserimento e il passaggio di grado dalla primaria alla secondaria”.         Ogni storia adottiva ha le sue caratteristiche e le necessità dei bambini sono diverse, perché differente è il loro vissuto. A proposito Anna Guerrieri sottolinea: “Le Linee d’Indirizzo stimolano la percezione della diversità di ciascuna storia, considerando il bisogno di alcuni bambini di un piano didattico individualizzato o magari l’attenzione di altri nell’affrontare la storia personale. Nulla va lasciato al caso. Ci vuole flessibilità per distinguere le diverse situazioni”.
La formazione di docenti e dirigenti scolastici sta avendo importanti risultati nell’approccio alle tematiche adottive e nelle situazioni di particolare vulnerabilità, come per esempio quelle di affidamento con rischio giuridico finalizzato all’adozione.
“La diffusione delle Linee d’Indirizzo sta avvenendo in ordine sparso, evidenziando la mancanza di un disegno coerente – conclude Anna Guerrieri – Ci vuole interesse su questo tema, quindi un investimento del sistema scolastico di ciascuna Regione, a cascata sulle Province e quindi sul territorio, negli istituti scolastici”.

Nelle numerose realtà scolastiche piemontesi la macchina organizzativa si sta avviando, anche se lentamente.
La dott.ssa Cinzia Fabrocini, psicopedagogista dello sportello regionale piemontese “Adozioni in Rete“, parla di una forte azione di sollecito per portare le Linee d’Indirizzo nelle scuole: “Occorre creare una coscienza nella scuola sui vari aspetti legati al minore adottato. –continua – Auspico che venga istituito un tavolo regionale con autorità legate al mondo della scuola, quali l’Assessorato all’Istruzione, l’Ufficio Scolastico Regionale e l’Assessorato al Welfare, ovvero le Equipe Adozioni presenti sul nostro territorio, per creare una rete che lavori nel benessere degli studenti e delle loro famiglie”.

La buona scuola è quella che coniuga parole e azioni per il benessere dei suoi studenti. L’importante è cominciare!

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