Figli adottivi crescono

Sono diventata mamma da due anni e spesso mi capita di pensare al futuro, alle tessere del puzzle che stiamo componendo giorno dopo giorno, a quello che significherà per nostro figlio. M’interrogo spesso su quello che sarà, sui pensieri che prenderanno vita nella sua mente, sulla forma che assumeranno e su quel “domani” in cui cercherà sé stesso nella sua storia. Poi, in un pomeriggio novembrino ho iniziato a leggere un libro speciale, scritto da chi ha scelto di ascoltare l’adozione con il cuore e di raccontarla con la voce dei protagonisti. Ho pianto, ho continuato a leggere tutto d’un fiato ogni storia, ho ancora pianto. Di seguito i pensieri si sono susseguiti l’uno dietro l’altro, conditi da quei “se” che abbiamo sempre pronti nella nostra mente di genitori adottivi, pronti a mettersi in discussione in ogni momento.

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il libro di Greta Bellando dedicato ai figli adottivi

“Un’altra immagine di me” è il libro scritto dalla pedagogista, Greta Bellando e pubblicato recentemente per la collana di testi dedicati all’adozione dell’Associazione Genitori si Diventa.L ’autrice ha dedicato queste pagine ai figli adottivi, alle loro storie e al cammino che fino ad ora hanno compiuto diventando anche loro genitori.

Tante emozioni sfumate tra le parole raccolte nelle interviste che la dottoressa Bellando ha rivolto ai protagonisti. “L’adozione è per tutta la vita, è una consapevolezza che nel tempo prende nuova forma. – esordisce la scrittrice – Non se ne parla tutti i giorni, ma in alcuni momenti viene fuori in modo importante come nella genitorialità. Quando si diventa genitori si ha la responsabilità di una nuova vita ed è il momento in cui ci si misura con sé stessi e con la propria storia di figli”Un viaggio interiore, uno dei pochi, che si può leggere ascoltando la voce dei protagonisti che si sono confidati donando ai lettori profonde riflessioni sulla propria storia e sul significato dell’essere genitori.

Le storie

Molte figlie adottive hanno aperto il loro cuore, mettendo a nudo la propria anima, scavando tra gli angoli più remoti tra emozioni e lacrime di commozione. Per molte di loro concepire e dare la vita al proprio figlio ha fatto ripensare alla madre che le ha partorite e alle mamme adottive diventante nonne. Emergono domande relative ai sentimenti, alle sensazioni provate dalle prime che hanno vissuto la gravidanza e hanno sentito crescere dentro di sé la piccola vita che hanno

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foto di Pixabay

messo al mondo. Molte riflessioni importanti sulle nonne, che con la nascita dei nipoti hanno vissuto attraverso la propria figlia dei “pezzi di vita” di cui non avevano esperienza e che le stesse figlie raccontano come la “chiusura di un cerchio”.

Uno dei passi del libro che mi ha colpito di più è quello relativo all’intervista dell’autrice a Maurizia: “Sentire crescere la mia bambina dentro di me, dover anche soffrire per lei mi ha lasciato un segno profondo e non posso credere di non aver lasciato un segno in quella donna che mi ha tenuto per nove mesi dentro il suo grembo”.

Tra le storie anche quelle di due uomini, figli adottati e diventati entrambi papà. “Anche gli uomini hanno un lato emotivo da tirar fuori, se ne parla sempre troppo poco perché sono più razionali, più introversi rispetto alle donne che entrano di più dentro le loro emozioni. – spiega l’autrice – Gli uomini si rivedono nella figura del padre di nascita, di cui spesso non si hanno informazioni. Quelle che spesso confidano è il loro desiderio di essere presenti per i propri figli e per la loro compagna di vita. Soprattutto per quest’ultima, per non farla sentire sola come è accaduto alla loro mamma di nascita”.

Le fondamenta

I figli adottivi crescendo si sono cercati e trovati nella loro storia, spesso trovandosi a riflettere sulla propria identità, sulle proprie origini, sul senso di appartenenza e su quella somiglianza che hanno ritrovato guardando i loro figli. A tal proposito Greta Bellando nel suo libro scrive:” … attraverso la nascita di un figlio ci sarà ‘qualcuno che mi somiglia’: quest’affermazione rimarca la volontà di trasferire ‘le radici’, ovvero il proprio passato nel futuro. Attraverso la nascita del proprio bambino comparirà nel presente un qualcosa di certo e tangibile”.

La necessità di conoscere le proprie origini si fa sentire più viva in alcune fasi della vita e questa può sfociare nel desiderio del viaggio di “ritorno alle origini”.

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Foto di Pixabay

Figli adottivi che sentono il bisogno di ritrovare il contatto con la Terra che gli ha dato la vita, di conoscere la propria storia, di rivedere i luoghi in cui ha avuto inizio.E’ importante costruire un dialogo tra genitori e figli, capire come creare un’immagine delle persone che hanno dato loro la vita, senza idealizzare. – spiega la dottoressa Bellando – Non tutti cercano le origini per superare l’abbandono, spesso viene affrontato con un lavoro interiore. Nel caso in cui si decida di iniziare la ricerca tramite il Tribunale è bene pensare alle motivazioni, che possono riguardare il desiderio di ricostruire la propria storia, o quello di incontrare la mamma di nascita”.

Rispetto al tema delle origini, il mio pensiero corre ad una delle leggi in discussione in questi mesi, quella dei “100 anni” che riguarda i bambini non riconosciuti alla nascita e alle loro mamme biologiche che hanno scelto di rimanere nell’anonimato. La legislazione attuale è al punto di svolta, anche se da diversi mesi e chissà per quanto tempo ancora, si attende l’approvazione della modifica. Un cambiamento che consentirà la revoca dell’anonimato e concederà ai figli nati da parti anonimi la possibilità di accedere alle informazioni sulla madre che ha dato loro la vita. Approfondirò i dettagli prossimamente, ma in attesa ho chiesto un commento alla dottoressa Bellando:” Se la legge dovesse cambiare, così come si prospetta, occorrerà pensare ad un supporto per i figli, per i genitori di nascita e per quelli adottivi. Sarà necessario mediare tra il desiderio degli adottati e quello della mamma di nascita”.

Un sincero e affettuoso ringraziamento a Greta per la sua disponibilità e per la sua grande capacità di ascoltare l’adozione con il cuore.

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Foto di Pixabay

Sei pronto a partire per un viaggio emozionante?

Ho regalato il libro “Un’altra immagine di me” al padrino e alla madrina di mio figlio, perché anche loro potessero leggere il punto di vista dei protagonisti dell’adozione, sentir la loro voce sfumata dalle emozioni del cuore che narra il loro essere figli, adottivi.

Un augurio di felice anno nuovo a tutti voi, che possa essere meraviglioso come lo desiderate!

 

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5 pensieri su “Figli adottivi crescono

  1. Hai colpito in pieno … Noi siamo proprio il “caso” del parto anonimo … E mi continuino a chiedere … Ma come la prenderà ? Gli basterà mai tutto il nostro amore ? Eh che gli raccontiamo ? Quel poco che siamo riusciti ad “estorcere”? …

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    • Tempo al tempo e via via che la vostra piccola crescerà troverete il modo per raccontarle la sua storia. Nel vostro cuore saprete quello che sarà il momento giusto. Credimi, siamo più noi che ci facciamo paranoie. I nostri cuccioli ascoltano quello che gli raccontiamo a misura della loro tenera età, crescendo forse sarà più critica ma troveremo anche le risposte più difficili.

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  2. Ci mettiamo sempre in discussione e abbiamo sempre orecchie, occhi e cuore aperti… camminando insieme al loro, al loro fianco, creando da subito un bel dialogo saremo sempre sulla strada giusta.

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