Genitorialità: intervista alla psicologa Giulia Manna

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Il tema della genitorialità è molto discusso nella società odierna e la figura della famiglia, come ho detto in vari
articoli su questo blog, sta cambiando.

Laddove con il termine genitorialità ci si riferisce alla “generatività biologica” si pensa al figura tradizionale dei
genitori, uomo e donna che danno vita ad un bambino, se ne prendono cura accompagnandolo nella crescita. Questa immagine è quella classica a cui la società è abituata, quella a cui ci si riferisce normalmente. Diversa la genitorialità adottiva che matura nell’accoglienza di un bambino generato biologicamente dai suoi genitori di nascita. Infine oggi molto discussa, la genitorialità nelle coppie omosessuali, dove due uomini o due donne combattono per il riconoscimento dei loro diritti come coppia e per realizzare il loro desiderio di diventare madri o padri, affidandosi alla scienza e sfidando lo stereotipo sociale. Su questo ultimo punto non mi soffermero’, perchè richiederebbe un approfondimento diverso, che andrebbe fuori tema rispetto a quanto si propone il blog.

Per entrare nell’argomento riguardante la genitorialità secondo le sue caratteristiche più tradizionali, ho intervistato una professionista, la d.ssa Giulia Manna laureata in Psicologia dello sviluppo e dell’educazione. Le ho chiesto di esaminare la figura materna e quella paterna per poter comprendere meglio “l’essere genitori”.
“Come tutti sappiamo nel legame genitore-bambino la madre detiene un ruolo importante, ma lo è altrettanto quello del padre. Per un uomo diventare padre è un processo diverso: è più lento e razionale rispetto a ciò che avviene alla donna che diventa madre – spiega la d.ssa Manna – Il padre è colui che si inserisce nella diade simbiotica madre-bambino e che vi porta un elemento di differenza. Questo aiuta il bambino a diversificare le emozioni, i sentimenti, le immagini, le voci”. Su questo aspetto, ritengo personalmente che nell’attesa adottiva, “pancia e testa” dei futuri genitori vengano scossi da molteplici pensieri e da grandi emozioni, che coinvolgono entrambe in una crescita personale e di coppia, accompagnandoli in un processo emotivo che carica di energia il loro “essere famiglia”, per essere pronti all’accoglienza del figlio che arriverà. Il processo psicologico è ovviamente diverso rispetto alla nascita e alla fase di attaccamento, ed è sicuramente questo un aspetto da approfondire con una pagina dedicata.

family in the child's hands

Altro punto importante riguarda i ruoli della figura paterna e materna nelle dinamiche quotidiane, che riguarda tutti i tipi di famiglie. Infatti, nella società odierna rispetto al passato, la madre e il padre sono intercambiabili per quanto riguarda le cure primarie del bambino per esempio, dal cambio del pannolino al bagnetto per esempio. A proposito la psicologa spiega: “In passato si affermava che la donna avesse il compito di mettere al mondo il figlio e il padre quello di metterlo nel mondo, cioè di insegnargli a vivere nella società trasmettendogli le regole sociali e i valori. Il padre era la figura forte che proteggeva il figlio e lo accompagnava nel mondo insegnandogli a vivere e ad adattarsi alle richieste sociali”.
Oggi la mamma spesso lavora e quindi le dinamiche famigliari cambiano. “Nel momento in cui la donna esce dalle mura
domestiche e si proietta nella società, l’uomo entra in casa, contribuisce alle faccende domestiche e alla crescita dei figli. – osserva la d.ssa Manna- Ne consegue l’aumento delle deleghe alle istituzioni (es. nido) e al tessuto sociale (es. nonni) di molte funzioni tipicamente genitoriali ed educative.”

Parlando della rete di sostegno alla famiglia, per esempio i citati asili nido o l’importante figura dei nonni, la dottoressa puntualizza: “Innanzitutto bisogna abolire l’idea di asilo nido come luogo dove parcheggiare i proprio figli in quanto in ogni asilo si svolgono delle attività programmate, seguendo obiettivi specifici che hanno lo scopo di aiutare la crescita e lo sviluppo delle funzioni del bambino. – continua –  Per quanto riguarda i nonni, hanno due grandi qualità: la saggezza e la pazienza. Il bambino può imparare tanto stando a contatto con loro e svolgendo insieme un’attività che lo diverta e lo incuriosisca”.  La psicologa ha evidenziato che nel primo caso vi è più socializzazione e possibilità di svolgere attività con i coetanei che altrimenti a casa non potrebbero realizzarsi, mentre nel secondo vi è un clima familiare ed intimo.
Certamente sono entrambe scelte educative che contribuiscono positivamente allo sviluppo del bambino. Conclude la psicologa: “E’ necessario che i genitori prendano una decisione condivisa e che li faccia stare sereni”.

Ringrazio la d.ssa Manna per la disponibilità. Il prossimo appuntamento con l’approfondimento della psicologa riguarderà una delle funzioni educative, quella del gioco.

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