Storia di un piccolo grande amore

Ascoltare il racconto emozionato di una storia adottiva è sempre meraviglioso. Pagine di vita che rimarranno nella mente e nel cuore di una famiglia che ha percorso il cammino adottivo con la speranza che il giorno dell’incontro con loro figlio arrivasse il prima possibile. Il loro desiderio dentro al cuore li ha portati in Africa.

E’ la storia di Giulia e Carlo che hanno scelto di accogliere un bambino, le cui origini sono radicate in un paese lontano migliaia di chilometri, dove i profumi locali si mischiano all’odore della povertà, le distese di terra rossa si affiancano all’immagine di baracche sulle strade e nell’aria le risate allegre dei bambini che giocano si confondono con i pianti di chi spera di sopravvivere.

Nel percorrere la strada dell’adozione che porta fuori dall’Italia, nella scelta dell’Ente e del Paese a cui affidare la propria disponibilità adottiva timbrata dal Tribunale italiano, testa e cuore fanno un biglietto di sola andata per quella destinazione. Inizia a crescere un sentimento per quella Terra, quella dove sai che nascerà o è magari già nato il figlio che accoglierai, abbraccerai e accompagnerai nella vita. Emozioni che crescono accompagnate dai racconti delle altre coppie che incontri e che da lì sono già tornate con i loro figli. Nei teneri occhi di quei bambini vedi quelli che un giorno incontrerai e poi inizi a conoscere quei luoghi tramite i libri e tramite le informazioni che raccogli dall’associazione scelta.

“Abbiamo ricevuto la chiamata dell’abbinamento il giorno della vigilia di Natale. Stavo svenendo appena ho sentito chi c’era dall’altra parte del telefono e ho passato la cornetta a mio marito con la mano tremolante.” dice Giulia, che aggiunge “Ci hanno detto il suo nome e la sua data di nascita e da quel momento ho sentito di essere mamma. Non abbiamo dato un volto a nostro figlio fino al giorno che lo abbiamo incontrato, non avevamo la foto e questo ha alimentato un mix di sensazioni miste di curiosità ed ansia e di amore infinito”.

Dopo quella chiamata, Giulia e Carlo incontrarono loro figlio dopo circa due mesi. Di certo quelle giornate diventavano interminabili al pensiero di dover attendere ancora, con l’orecchio teso al telefono in attesa che squillasse per l’autorizzazione a partire e poi i preparativi. Emozioni che a parole Giulia non riesce a descrivere ma mi è bastato leggere la commozione nei suoi occhi per capire.

Nell’adozione internazionale si riceve il così detto abbinamento con le poche informazioni che l’associazione ha disponibili e solo quando la burocrazia è pronta puoi partire e prendere quel volo così tanto desiderato.

Carlo racconta il suo stato d’animo di quel giorno, appena arrivati presso il centro in cui il loro piccolo era ospitato. Attraversarono alcune stanze dove incontrarono altri bambini, alcuni di loro con evidenti problemi di salute. Di loro figlio avevano saputo che stava bene ma Carlo era teso ed in quel momento voleva solo vedere suo figlio e abbracciarlo, assicurarsi che stesse bene. Racconta: “Entrammo nella sua stanza dove c’erano altri lettini e le tate che si occupano di quei pargoletti. Finalmente il suo sguardo, le sue mani, i suoi piedini”. Carlo e Giulia già amavano quel bambino e quell’amore ora era tra le loro braccia.

Dopo tanta attesa, Giulia e Carlo avevano solo due giorni per il disbrigo delle questioni burocratiche con la sentenza in Tribunale e purtroppo solo poche ore da trascorrere con il loro piccolo grande amore. Infatti, quello era solo il primo viaggio e il tempo a loro disposizione era poco. Giulia e Carlo dovettero ripartire per l’Italia senza loro figlio, che avrebbe avuto i documenti pronti solo dopo altri due mesi. La burocrazia è tremenda, mette alla prova, lacera e fa soffrire, la stessa che mette nero su bianco quel legame indissolubile. Per quanto si possa essere consapevoli delle procedure sin da subito, come Giulia e Carlo che sapevano sin dall’inizio che ci sarebbero stati due viaggi e che solo con il secondo sarebbero rientrati in Italia con il loro tesoro, comunque il distacco è difficile.

“A parole non si può descrivere quello che provi dovendo lasciare tuo figlio, ancora una volta senza la sua famiglia” dice Giulia con gli occhi lucidi. Parti ricolmo di tristezza, lasciando un pezzo del tuo cuore tra le braccia di una tata, che di certo si prenderà cura di tuo figlio ma non è la stessa cosa. Giulia aggiunge: “Questo bambino è dentro di me, senza di lui non potrei più vivere”.

Che brividi ascoltare le loro parole e ancora di più sentire le loro emozioni e leggerle nei loro occhi, nelle loro espressioni, mentre davanti a noi giocano i nostri figli, ballando scatenati una canzone che stanno trasmettendo alla radio

Occhi negli occhi, mani nelle mani, coccolati tra le braccia e scaldati dall’amore. Lo stesso che nel cuore è cresciuto nell’attesa di dal loro un volto e un nome. Adozione è soprattutto questo, amore incondizionato oltre ogni immaginazione.

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2 pensieri su “Storia di un piccolo grande amore

  1. Grazie di cuore. Se vuoi raccontare la tua esperienza, il tuo percorso fino ad oggi scrivimi nella sezione Contattami. Hai intrappreso un cammino che ti regalera’ tante emozioni, a volte tutte insieme come un vortice confuso, anche durante l’attesa.

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