A scuola: primi passi nella Storia

Qualche tempo fa ho letto un post di una mamma adottiva, o forse una lettera non ricordo, che cercava confronto rispetto a quanto era accaduto a suo figlio a scuola. Classe seconda elementare: la maestra per introdurre il tema della Storia ha chiesto agli alunni di portare in classe la loro prima ecografia. Si proprio quella di quando erano custoditi nella pancia della mamma.

La mamma adottiva spiegava che aveva raccontato la storia di suo figlio alle insegnanti. Quella richiesta oltre a non aver alcun senso, era stata poco rispettosa nei confronti del bambino.

Mi piacerebbe riuscire a ricordare qualche dettaglio in più e magari risalire all’autrice di quel post, per chiederle come hanno affrontato in famiglia quella situazione.

Ammetto di essere rimasta colpita e preoccupata. Prima o poi la seconda elementare arriva per tutti. Immagino mio figlio tra qualche anno nelle stesse circostanze, comprenderei il suo eventuale disagio, le sue innumerevoli domande e il vortice di emozioni in cui verrebbe trascinato. Voglio dire, le domande sulle proprie origini ci saranno comunque e le risposte anche, ma solo mio figlio ne detterà le regole, i tempi e i modi.

Alla prima occasione ho voluto parlare con un’amica di famiglia che ha insegnato per anni nella scuola primaria, la maestra Tina.
La mia domanda è stata: “Tina, se tu avessi in classe, in una seconda per esempio, un bambino adottato come affronteresti l’introduzione alla Storia?”.
Le ho raccontato quanto avevo letto e ha esclamato:”Ci vuole buon senso prima di tutto.
Quindi mi ha spiegato la logica che gli insegnanti seguono nell’introdurre questa materia. Il senso del tempo, rispetto a quanto è avvenuto prima e quanto si è verificato dopo, la causa-effetto, il cambiamento e quindi l’evoluzione nel tempo di oggetti e persone. Aspetti fondamentali per comprendere al meglio lo sviluppo delle civiltà, delle popolazioni e il susseguirsi degli eventi nella dimensione spazio-temporale. Poi, il reperimento di fonti e di documentazione a supporto della narrazione.
Alcuni esempi didattici utilizzati nell’avvicinamento dei bambini allo studio della materia riguardano la storia degli oggetti, come l’evoluzione del giocattolo dal tempo dei nonni, a quello dei genitori fino al giocattolo preferito del bambino. Oppure la storia personale, partendo magari dalla foto di quando il bimbo era piccolo e confrontandola con quella del presente.

La dimensione della famiglia è cosi’ cambiata e nelle classi – mi ha raccontato la maestra Tina-  ci sono situazioni familiari tradizionali, ma sempre più spesso anche alunni con genitori separati, famiglie allargate e bambini adottati”. Le modalità con le quali affrontare certe tematiche in classe richiedono assoluto buon senso da parte degli insegnanti e naturalmente un costante dialogo con i genitori.

Ora sono pù serena!

Confido negli educatori e nella loro esperienza, che certamente nel tempo sarà sempre più improntata sul tema adottivo. Infatti, a seguito del lavoro fatto dal Miur ( Ministero per l’Istruzione, l’Università e la ricerca) e il Care ( Coordinamento delle Associazioni familiari adottive e affidatarie in Rete) sono state definite e pubblicate nel dicembre 2014 le Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati.

Vi allego il link alla pagina internet dedicata:

http://www.istruzione.it/allegati/2014/Linee_di_indirizzo_per_favorire_lo_studio_dei_ragazzi_adottati.pdf

Questi sono passi in avanti per lo sviluppo della società. Anche questa è Storia!

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