Comunicazione: la parola al logopedista

Quando penso alla comunicazione mi vengono in mente subito i tre elementi che la caratterizzano, ovvero il verbale, il paraverbale e il non verbale. Spesso non ci si sofferma a pensare a queste tre dimensioni, in quanto insite in ciascun atto comunicativo, in una conversazione di lavoro, nel quotidiano di casa e in tutte le circostanze in cui ci troviamo a relazionarci con una o più persone.

Siamo davvero consci del fatto che “è impossibile non comunicare”? Paul Watzlavick nei suoi assiomi della comunicazione lo indicava come primo punto e indicava anche che il processo comunicativo si distingue su due piani, quello del contenuto e quello della relazione.

Sviluppiamo in modo naturale le nostre abilità comunicative, ma a volte ci sono situazioni in cui nella fase dello sviluppo del bambino e non solo, occorre un supporto per rafforzare il sistema di comunicazione, come il linguaggio per esempio.

Per saperne di più ho intervistato il dott. Alessandro Croce, giovane logopedista di Torino.

D. Quali sono gli obiettivi della logopedia e quali sono le sfere in cui interviene?

R. La logopedia è la disciplina che si occupa della prevenzione e dell’abilitazione/riabilitazione di tutte le patologie che provocano, in età evolutiva, adulta o geriatrica: disturbi di comunicazione in senso ampio (quali i disturbi di voce, articolazione verbale, linguaggio, percezione uditiva e funzioni cognitive correlate); disturbi della deglutizione.

D. Rispetto alla comunicazione verbale, al paraverbale e al non verbale, il logopedista predilige lo sviluppo di quale canale a sostegno dei due rimanenti?

R. La logopedia moderna ha come obiettivo fondamentale quello di permettere ai pazienti di raggiungere le migliori abilità comunicative possibili indipendentemente dal canale utilizzato. La terapia logopedica deve infatti sostenere  una comunicazione il più possibile multimodale e multicanale e perseguire soprattutto l’efficacia e l’efficienza degli atti comunicativi, al fine di garantire il maggior grado di benessere e qualità di vita raggiungibili per il singolo paziente.

D. Rispetto alle tappe evolutive del bambino, quali sono i momenti determinanti per lo sviluppo del linguaggio e quindi della comunicazione?

R. Lo sviluppo del linguaggio e delle abilità comunicative è un processo complesso che ha inizio già nel primo periodo di vita del bambino e che prevede tra l’altro lo sviluppo contemporaneo di diverse abilità, percettive, fonatorie, linguistiche e pragmatiche. L’acquisizione di queste abilità avviene gradualmente nel tempo e con una tempistica diversa per ogni bambino, anche se certamente è possibile riconoscere alcune tappe fondamentali. 

In linea generale è possibile citare:

– la comparsa delle prime produzioni verbali intorno ai 12 -13 mesi;

– la comparsa dell’attività combinatoria (la frase bitermine) intorno ai 24 mesi;

– l’acquisizione delle principali strutture morfosintattiche (grammaticali e flessive), che dovrebbe realizzarsi tra i 2 e i 3 anni. 

D. Quali sono i campanelli di allarme che genitori e insegnanti devono tenere in considerazione?

R. Un ritardo rispetto alla tempistica di acquisizione di queste abilità rappresenta senza dubbio un campanello d’allarme, pur non essendo di per sé  indice di presenza di un disturbo. In questi casi sarebbe utile rivolgersi ad un logopedista al fine di effettuare una valutazione più approfondita e prendere gli eventuali provvedimenti del caso.

Inoltre, al di là dello sviluppo prettamente linguistico, è importante osservare più nel complesso il comportamento comunicativo del bambino già nel primo anno di vita, perché è in questo periodo che si sviluppano abilità propedeutiche alla comunicazione verbale, quali le abilità percettive uditive e le prime abilità pragmatiche. Sarebbe quindi bene valutare ad esempio se il bambino percepisce suoni e rumori ambientali, risponde al suo nome ed interagisce con l’ambiente circostante con vocalizzi, sorrisi e gesti con valore comunicativo (ad esempio indicazioni o richieste non verbali).

D. Rispetto al tema della comunicazione, quali strumenti moderni ritiene possano rappresentare un valido sostegno nelle aree d’intervento della logopedia?

R. Certamente oggi molti strumenti tecnologici, ed in particolare tutti gli strumenti informatici, rappresentano un importante sostegno per molti pazienti con problemi di comunicazione, basti pensare alle possibilità di recupero offerte dalle protesi e dai moderni impianti cocleari per i soggetti sordi o all’importanza dei comunicatori vocali in molte patologie del linguaggio. Inoltre in ambito logopedico  l’utilizzo degli strumenti informatici è centrale per il training ed il trattamento di un gran numero di disturbi come quelli di apprendimento, nelle afasie o per i soggetti con demenza. 

D. Quale consiglio si sente di dare alle famiglie che sempre più spesso vedono i propri figli “inghiottiti” dai giochi elettronici, canali social e quant’altro oggi giorno limita, in qualche modo, un sano sviluppo della comunicazione interpersonale?

R. Per alcuni aspetti credo che gli strumenti informatici, i giochi elettronici e i social media rappresentino una risorsa importante per la comunicazione e l’intrattenimento dei ragazzi. Certo, è importante che questi strumenti siano usati in modo responsabile, evitando gli abusi. Il giusto interesse per la tecnologia e la realtà virtuale non deve impedire lo svolgimento di altre attività sportive e ricreative nella vita di tutti i giorni. Tali attività infatti forniscono esperienze essenziali per uno sviluppo sano anche della abilità comunicative.

Per qualsiasi curiosità o approfondimento lasciate il vostro commento, vi daro’ risposta al più presto.

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