“C’era una volta un albero di gelso”, una bella favola sull’adozione

Pochi giorni fa ho letto una favola meravigliosa, dal titolo “C’era una volta un albero di gelso” di Anne Braff Brodzinsky.  Ho scelto di parlarne perché una fiaba molto spesso trasmette un forte significato, evoca sensazioni, suscita emozioni, usa la semplicità dei suoi personaggi per dare un messaggio.  E’proprio questo il caso, una favola dedicata ai bimbi adottati, all’albero di gelso su cui sono nati e al nido sicuro e pieno d’amore dove hanno continuato a crescere.

La prefazione è stata scritta dalle psicologhe Rosina Rosnati e Ondina Greco.  Ad un certo punto della loro introduzione scrivono: ”Certo è che quella mamma penserà a lui per tutta la vita, intessendo tenerezza e rimpianto, e conserverà il suo ricordo in fondo al cuore per sempre”.

La storia prende forma su un albero di gelso dove Mamma Uccello costruisce il suo nido per accogliere Uccellino, che sta per venire al mondo. Appena nasce lo accudisce con amore, lo nutre, lotta contro le intemperie per proteggerlo e cerca di resistere nonostante la fatica. Mamma Uccello e’consapevole dei problemi che ha, di non riuscire, da sola, a occuparsi del suo piccolo ma non vuole mollare. Si rivolge al saggio Gufo per avere un aiuto, il quale ascoltandola le dice che avrebbero potuto cercare una famiglia per Uccellino, che potesse occuparsi di lui al meglio, amandolo e proteggendolo.  Poi aggiunge, ”Sin dall’inizio del mondo è successo che una mamma avesse un piccolo che amava, ma per quanto si sforzasse non riusciva a dargli ciò di cui aveva bisogno”. Mamma Uccellino prova ancora, vuole rimanere con il suo Uccellino e non vuole lasciarlo. Dopo ulteriori sforzi e momenti difficili si rende conto che la soluzione migliore per il suo piccolo e per il suo benessere è seguire il consiglio di Gufo.

Triste, Mamma Uccello parlando del suo piccolo e rivolgendosi a Gufo dice “Ha bisogno che le ali di una famiglia lo ricoprano durante i temporali”.

Uccellino viene accompagnato nella sua nuova famiglia, che da quel momento si prende cura di lui. Crescendo, i genitori adottivi gli raccontano la sua storia e Uccellino diviene sempre più consapevole del significato di essere adottato. Una famiglia, una mamma che lo ha messo al mondo e che lo porterà per sempre nel cuore e un’altra che lo ha accolto e lo accompagna nella sua vita. Due amori profondi, le radici del suo albero di gelso e il nido dove è stato cresciuto.

Così quando mio figlio, pochi giorni fa, sfogliando un libro sulla nascita di Gesù ha indicato Maria e il suo pancione, chiamandola mamma, ho detto ”Si amore, è una mamma e nel suo pancione c’è il suo bimbo. Anche tu hai una mamma che ti ha portato nella pancia e poi hai me, che sono la mamma che ti ha portato da sempre dentro al cuore”. Troppo presto, o forse no, comunque si semina e si prosegue il cammino. Ritengo sia fondamentale mantenere continuità nella sua storia, non sono due libri diversi della vita, ma un unico filo che lega ogni suo giorno sin dalla nascita. Ci sono piccoli gesti che si possono compiere per tenere memoria di questi giorni, per esempio scrivere un diario, realizzare un album fotografico o creare una scatola dei ricordi dove custodire quei piccoli tesori, che potranno essere importanti punti di riferimento nel nostro racconto.

L’adozione è spesso sconosciuta sotto certi aspetti, questo è uno di quelli:  l’importanza e la consapevolezza della propria storia. Senza di essa puo’ cedere la terra sotto i piedi e privare il futuro di quella sicurezza necessaria per diventare grandi. La parola chiave è costruire.

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