Comunicare con la fotografia: intervista all’artista Consalvo Petti

Intervistare un artista è emozionante. Di più lo è ritrovare un vecchio amico e scoprire che è diventato fotografo, incantarsi davanti alle sue foto, cogliere la profondità degli sguardi, dei colori, degli spazi.

Consalvo Petti ha 34 anni, biologo di professione e appassionato di fotografia. Non solo. Con la sua macchina fotografica lascia il segno, immortalando nei suoi scatti la naturalezza delle espressioni, il movimento, il battito delle emozioni e i colori inimitabili della natura.

Ho voluto porgli alcune domande per conoscere meglio la sua storia.

Consalvo l’artista quando è nato? 

Non c’è una data precisa o un evento scatenante. Mio padre ha sempre avuto la passione per le macchine da presa e la fotografia, ero continuamente circondato da filmini e fotografie e così mi sono fatto piacevolmente contagiare. Erano gli anni ’90 quando iniziai a sperimentare con la Canon di mio padre, una ormai ancestrale AE-1 a rullino considerata tra i top degli anni ’80. Iniziai così il mio percorso dove ho imparato con mio padre a sviluppare le fotografie in casa e a scoprire il fascino del bianco e nero. Abbandonata per qualche anno, la passione è riaffiorata dopo un viaggio con gli amici a NY. In un giorno di pioggia ci siamo riparati inaspettatamente nella galleria di Peter Lik, famoso fotografo paesaggista, dove sono stato folgorato dalle splendide immagini e colori di una natura incontaminata. Al ritorno dal mio viaggio ho deciso di  iscrivermi ad un corso di fotografia presso la rinomata Società Fotografica Subalpina di Torino, dove ho trovato ottimi tutor che mi hanno guidato in questo fantastico percorso, facendomi riaffiorare vecchie sensazioni.

Cosa rappresenta per te la fotografia?

La fotografia è un modo per comunicare, per far sentire la propria voce attraverso le immagini. Per mezzo della fotografia riesci a mantenere vivi i ricordi di un tempo passato che non rivivrai più. Molto spesso ci perdiamo nella quotidianità non riuscendo mai a “gustarci” un determinato momento: la fotografia è anche questo, un modo per immortalare quel momento e farlo nostro per sempre,  condividendolo con chi vogliamo.

Cosa desideri diventi per te?

Un modo per mettermi alla prova, sperimentare cercando di trovare sempre nuovi spunti.

La foto più emozionante che hai fatto?

Forse quella fatta a Lucera in Puglia, paese di nascita dei miei genitori, non tanto per la foto in se, ma per ciò che mi ricorda. Ero andato con i miei per immortalare il simbolo di Lucera, la torre della Leonessa del Castello Svevo-Angioino circondata da un affascinante panorama campagnolo al tramonto.

L’insegnamento più importante che hai ricevuto nei tuoi studi di fotografia?

Impara le regole ed osa. Non sempre la foto “tecnicamente perfetta” e sinonimo di “scatto perfetto”.

Tre caratteristiche che secondo te deve avere un fotografo per distinguersi?

Tanta voglia di comunicare e capacità di interpretare ogni singolo scatto con grande originalità. Quest’ultima a volte è una caratteristica un po’ troppo sottovalutata.

Quindi comunicazione, interpretazione e originalità.

Preferisci la foto appena scattata oppure la stessa foto rivisitata con gli strumenti che offre la grafica?

Una foto appena scattata può dir tanto senza la necessità di aggiungere nulla, ma credo che l’interpretazione possa “aiutare” molto. Quindi preferisco una “rivisitazione” dello scatto per dare un tocco, non troppo eccessivo, di personalità e carattere. Un esempio molto discusso di “rivisitazione” è stata la fotografia scattata da Paul Hansen, vincitore del World Press Photo 2012, nella quale veniva rappresentato il funerale di due bambini palestinesi in una chiave decisamente interpretativa per aumentarne la drammaticità del momento, a mio parere decisamente di impatto.

Un messaggio a chi come te ha la passione per la fotografia?

Scatta, sperimenta, allena “l’occhio fotografico”, studia ed osserva gli scatti dei grandi Maestri.

Progetti per il futuro?

Ancora non so cosa voglio fare da grande, ma l’idea di trasformare una delle mie passioni in lavoro mi affascina molto e spero col tempo questo possa accadere.

Qualche parola per promuovere la tua fotografia?

Cerco sempre di cogliere l’attimo e la spontaneità in ogni scatto ed in particolare nella ritrattistica che ho scoperto più recentemente grazie anche alla fotografia di matrimonio.

Osservare il mondo con “l’occhio fotografico” rivela preziose sfumature  e rendere i nostri scatti istintivi e unici. Da principiante quale sono in questo campo, mi piace scorgere la poesia in quello che vedo e racchiuderla in una fotografia, in modo che quell’immagine la esprima al meglio.

Condivido il pensiero di Consalvo rispetto a questa forma di comunicazione e lo ringrazio per il suo contributo e per i suoi consigli. Sul suo sito internet  http://consalvopetti.wix.com/photographer è possibile scoprire la sua arte, semplicemente meravigliosa.

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