Parole che attraversano i secoli

Il tempo scorre, la società si evolve e se ci pensiamo, è la comunicazione che muove l’evoluzione. Senza di essa non accadrebbe nulla. 

Siamo nell’era di internet, della multimedialità, del social network, nel mondo dove anche i mass media si rinnovano continuamente per raggiungerci. Viviamo di sms ed e-mail. Pensiamo per esempio ai social, come Facebook dove spesso le bacheche si riempiono di messaggi, che si traducono nel bisogno che ha la gente di comunicare e lo fa usando la forma scritta. 
E la comunicazione orale? Si, quella dei nostri avi, quelli proprio antichi dell’era preistorica ma non solo. Se pensiamo ai racconti dei nostri “anziani” così ricchi di esperienza, che con le loro storie ci tramandano valori ed episodi di vita quotidiana, che non troviamo scritti da nessuna parte. 
Poi ci sono delle popolazioni, la cui cultura si contraddistingue proprio per l’oralità, nella trasmissione di informazioni. Parlo dell’Africa.

Leggendo il libro “Le mie stelle nere” di Lilian Thuram mi sono soffermata su un capitolo in particolare, dal titolo “I cacciatori del Manden”.

Sono rimasta affascinata e mi sono fermata a riflettere. Così è nato questo articolo.

Di cosa si tratta vi chiederete? 
La carta Manden, è una delle più antiche costituzioni del mondo, nel 2009 riconosciuta dall’Unesco come uno dei simboli del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.. Risale ai primi anni del XIII secolo, proclamata da una confraternita di cacciatori ed è prevalentemente in forma orale. Un modello di pace sociale, di rispetto della vita umana e contro la schiavitù.
Alcuni passaggi tratti dalla Carta Manden-.

Ogni vita è una vita. 
E’ vero che una vita viene al mondo prima di un’altra vita
ma una vita non è più importante di un’altra vita,
più rispettabile di un’altra vita,
allo stesso modo in cui una vita non è superiore a un’altra vita…
Un tempo la gente diceva
l’uomo in quanto individuo
fatto di carne e di ossa
di midollo e di nervi
di pelle ricoperta di peli e capelli
si nutre di cibo e bevande;
ma la sua anima e la sua mentre vivono di tre cose:
vedere ciò che vuole vedere,
dire ciò che vuole dire
e fare ciò che vuole fare;
se una soltanto di queste cose venisse a mancare
all’anima umana,
essa ne soffrirebbe.
Si indebolirebbe di certo..”
Questi principi, come molto altro ancora oggi in Africa, viene trasmesso oralmente di padre in figlio.
La trasmissione orale per essere attendibile deve essere accurata. Ecco perchè in Africa, ci sono “professionisti” chiamati “griot” ( pensiamo ai poeti cantastorie per esempio) che nel tempo, han preservato e continuano a farlo, la memoria di avvenimenti, tradizioni e dati da continuare a trasmettere.
Cosa ne pensate?

Chissà quante storie hanno attraversato i secoli, passando solamente dalla bocca all’orecchio e così via..

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